Le Pellicce
"Grande protagonista anche di
questa nuova stagione invernale è la calda, morbida, pelliccia!". Questo
dicono gli slogan pubblicitari. Se però vieni a sapere come viene fatta,
forse rinuncerai con orgoglio ad indossarla, poiché la pelliccia non è
altro che MORTE.
Il fascino delle pellicce è causa di un massacro brutale che, ogni
anno, stermina in tutto il mondo oltre 90 milioni di animali: coyote,
lupi, volpi, visoni, foche, conigli, gatti salvatici, linci, agnelli,
castori, topi muschiati, scoiattoli, procioni, marmotte, puzzole, cani,
gatti e qualsiasi altro animale tanto sfortunato da essere nato con un bel
manto, che gli esseri umani amano rubargli. Approssimativamente la metà di
queste creature, soprattutto volpi e visoni, viene allevata in condizioni
agghiaccianti. L'altra metà viene catturata con trappole disposte
all'interno del suo habitat naturale.
Negli allevamenti, gli animali sono costretti a vivere in gabbie
piccolissime, impossibilitati a muoversi, a seguire i propri istinti e
ad avere una normale vita sociale. Essi dimostrano tutta la loro sofferenza
con comportamenti isterici: si spezzano i denti mordendo la gabbia, si
feriscono da soli, o diventano aggressivi coi compagni. Sono inoltre
esposti alle intemperie, poiché il freddo, il vento, il gelo,
infoltiscono la loro pelliccia. Infine vengono uccisi, con metodi
crudeli per non danneggiare la pelliccia, o meglio, tramite torture
ammesse da leggi indegne di un paese "civile".
La scatola cranica viene loro fracassata, oppure vengono
colpiti alla nuca da una bastonata, o vengono loro spezzate le
vertebre cervicali torcendogli la testa. Non mancano l'uccisione col
gas o per elettrocuzione, cioè scariche elettriche inferte con
elettrodi introdotti nella bocca o nell'ano.
Ogni anno, dopo essere stati catturati con le tagliole, vengono
uccisi decine di milioni di animali liberi. A volte, per riuscire a
liberarsi, gli animali si staccano a morsi le zampe imprigionate tra i
denti metallici della tagliola, e scappano, morendo presto dissanguati. Un
esempio di crudeltà e vergogna è il modo in cui sono uccisi i cuccioli di
foca: davanti alla loro mamma, vengono tramortiti con un randello e
"scuoiati vivi" da persone insensibili alle loro urla e ai loro pianti.
Anche gli animali d'affezione non sfuggono a questo triste destino: nei
paesi dell'Est, cani di varie razze e gatti sono usati per
pellicce, esportate poi in tutto il mondo, fatte con animali uccisi per
dissanguamento, o picchiati con dei randelli, o impiccati con
cappi di metallo. Oggi queste pellicce sono illegali in Italia, ma
continuano a venire fuori i casi di questi pellicciotti vietati.
Questo dovrebbe far riflettere certe "signore" che portano a spasso il cane
indossando una pelliccia! Com'è possibile amare il propio cane e non
rendersi conto che per quella pelliccia sono stati uccisi decine di animali
del tutto simili a lui?
Per fare una pelliccia sono necessari: 30-0 agnelli; 16-20 castori; 20-30
gatti; 8-18 linci; 3-5 lupi; 40-50 martore; 30-50 visoni; 10-40 volpi.
Cosa puoi fare tu
Non indossare mai pellicce, capi in
pelle, o capi di abbigliamento con inserti in pelliccia. Spesso pellicce di
animali sono usate per ornare polsi o cappucci dei giubbotti.
Se nell'etichetta non è specificato che si tratta di materiale sintetico,
non acquistarli. Lo stesso vale per i guanti, meglio usare quelli in pile.
I numeri delle
torture!
PELLICCE:
200 i volt utilizzati per provocare la morte tramite scarica elettrica
50 i visoni per fare uan pelliccia
180 gli scoiattoli necessari per fare uan pelliccia
400.000 i cuccioli di foca tramortiti e scuoiati vivi ogni anno
300.000 gli animali da pelliccia rinchiusi negli allevamenti italiani
20.000.000 gli animali massacrati uccisi ogni anno in tutto il mondo per le
pellicce
Fonte Leal
SCUOIATI VIVI
Gli allevamenti
di animali da pelliccia in Cina
Quando recentemente degli agenti in incognito hanno fatto irruzione
negli allevamenti Cinesi, hanno scoperto che molti animali sono ancora vivi
e lottano in modo disperato mentre vengono pestati o scuoiati. Una volta
appesi per gli arti inferiori o per la coda, gli operai iniziano a tagliare
e quindi a scuoiare la pelliccia partendo da una zampa e intanto, l’arto
rimasto libero scalcia e si contorce. Gli operatori calpestano con forza i
colli e le teste degli animali che lottano fino all’ultimo per impedire il
taglio netto.
Alla fine, quando la pelliccia viene staccata dalla testa dell’animale, i
corpi nudi e sanguinanti vengono gettati sopra il mucchio di quelli che se
ne sono già andati. Alcuni sono ancora vivi, respirano con rantoli
affannosi sbattendo lentamente le palpebre. Una volta scuoiati i cuori di
alcuni animali battono ancora per un lasso di tempo che va da un minimo di 5
a un massimo di 10 minuti. Un investigatore ha filmato un procione scuoiato
che aveva ancora abbastanza forza per sollevare la testa sanguinante e
guardare nella telecamera.
Prima di essere scuoiati vivi, gli animali vengono trascinati fuori dalle
loro gabbie e buttati a terra; gli operai li prendono a randellate con
spranghe di metallo oppure li sbattono con violenza su superfici dure,
provocando ossa rotte e convulsioni, ma non sempre una morte immediata. Gli
animali osservano indifesi mentre gli operai si avvicinano alle gabbie.
Background
Degli agenti in incognito appartenenti alla Swiss Animal Protection/EAST
International, recentemente hanno visitato degli allevamenti di animali da
pelliccia nella provincia cinese di Hebei, ed è stato subito chiaro perché
fosse vietato l’ingresso ai visitatori. In Cina, gli allevamenti di
animali da pelliccia non sono obbligati a sottostare ad alcuna legge
governativa – gli allevatori possono ospitare e macellare animali ogni
volta lo ritengono opportuno – il che non significa altro che una vita
miserabile e una morte straziante. Gli agenti hanno trovato situazioni
terrificanti che vanno al di là delle peggiori fantasie e hanno concluso
che: “Le condizioni degli allevamenti di animali da pelliccia Cinesi sono
una presa in giro degli standards più elementari che sono alla base del
rispetto della dignità e del benessere dell’animale. … Durante la loro
vita e nell’indescrivibile morte che li attende, questi animali sono
privati anche dei più semplici gesti d’affetto.”
L’inferno dei vivi
In questi allevamenti, volpi, visoni, conigli e altri animali, camminano su
e giù tremanti all’interno di gabbie in metallo esposte alla pioggia
battente, alle notti gelide e, in altre occasioni, al sole cocente. Le madri
degli animali impazziscono per i maltrattamenti ricevuti e per il prolungato
isolamento, non hanno un luogo in cui nascondersi per dare alla luce i loro
piccoli, e spesso li uccidono dopo averli messi al mondo. Malattie e ferite
d’ogni tipo sono diffuse ovunque, gli animali che soffrono di psicosi
indotte dall’ansia mordono i loro stessi arti e si lanciano ripetutamente
contro le sbarre delle loro gabbie.
C’è qualche scheletro nel tuo
armadio?
La globalizzazione del mercato delle pellicce ha fatto in modo che fosse
impossibile conoscere la provenienza dei capi in pelle. I pellami vengono
venduti attraverso aste internazionali, sono comprati e distribuiti alle
industrie produttrici di tutto il mondo e spesso il prodotto finito viene
esportato. La Cina rifornisce più della metà dei capi in pelle importati
dagli Stati Uniti. Anche se l’etichetta di un indumento in pelle dice che
è stato fatto in un paese Europeo, è più che probabile che gli animali
siano stati allevati e macellati altrove – forse in un allevamento non
regolamentato della Cina.
Non si può risalire all’origine di una pelliccia, chiunque ne indossi una
è responsabile delle terrificanti condizioni degli allevamenti di animali
da pelliccia Cinesi. Il solo modo per prevenire quest’inimmaginabile
crudeltà è quello di non indossare mai alcun tipo di pelliccia.
Lo sapevate che…
Le volpi allevate nei ranch vengono tenute in gabbie di 76 cm (le gabbie dei
visoni vanno da 30 a 90 cm circa), e in ogni gabbia si possono trovare fino
a quattro animali.
Gli animali possono languire in preda alle trappole per giorni. Un animale
su quattro riesce a sfuggire alle trappole mordendo i suoi stessi piedi, il
tutto, solo per morire poco dopo per dissanguamento, febbre, cancrena o
perché divenuto preda di altri animali.
Ogni anno migliaia di cani, gatti, uccelli rapaci e altri, definiti animali
“spazzatura”, (incluse specie protette come l’aquila nordamericana)
vengono mutilate o uccise dalle trappole.
Per uccidere gli animali senza danneggiare le loro pellicce, di solito, i
cacciatori strangolano, colpiscono, o pestano gli animali fino alla morte.
Negli allevamenti di animali da pelliccia,la morte può essere provocata
tramite asfissia (usando il gas)oppure, le vittime possono essere fulminate
con la corrente elettrica o avvelenate con la stricnina, mentre altre volte
gli viene semplicemente spezzato il collo. Questi metodi non sono efficaci
al cento per cento e alcuni animali si “svegliano” mentre vengono
scuoiati.
Fonte: www.furisdead.com/feat/ChineseFurFarms
Traduzione per Comedonchisciotte.net a cura di Monia
Lav
– Lega Anti Vivisezione dicembre 2003
Ogni anno l’industria della
pelliccia uccide oltre 40 milioni di animali
Il settore della pellicceria in Europa
Produzione,
aziende e occupazione
Ogni anno, nel mondo, 15 milioni di animali selvatici e 29 milioni di
animali d’allevamento vengono uccisi per la produzione di pellicce. La
produzione globale annuale di pelli di volpi è di circa 4.3 milioni, e di
pelli di visone di circa 29.5 milioni. L’Europa è responsabile per
il 70% della produzione mondiale di pellicce di animali.
La Danimarca è il primo produttore di pellicce di visone con
circa 12.3 milioni di pelli all’anno, seguito dall’Olanda, con
circa 3 milioni di pelli di visone all’anno;
la Finlandia domina invece il campo nella produzione di pellicce di volpe,
con circa 2.1 milioni di pelli all’anno. [fonte Fur Free Alliance].
|
Paese |
Pelli
di volpe prodotte nel 2000 |
Allevamenti
di volpi esistenti |
|
Finlandia |
2.000.000 |
1.600 |
|
Norvegia |
375.000 |
900 |
|
Polonia |
220.000 |
190 |
|
Estonia |
55.100 |
8 |
|
Danimarca |
45.000 |
111 |
|
Paesi
Bassi |
20.000 |
6 |
|
Islanda
|
18.000 |
|
|
Svezia |
10.000 |
15 |
|
Grecia |
7.500 |
4 |
|
Irlanda |
1.200 |
1 |
|
Belgio |
600 |
1 |
|
Germania
|
360 |
1 |
|
Regno
Unito |
0 |
0 |
|
Spagna |
0 |
0 |
|
Francia |
0 |
0 |
|
Italia |
0 |
0 |
Fonte: European Fur Breeders Association, Annual Report 2000
|
Paese |
Pelli
di volpe prodotte nel 2001 |
|
Finlandia |
2.100.0000 |
|
Cina |
1.000.000 |
|
Norvegia |
370.000 |
|
Russia |
350.000 |
|
Polonia |
250.000 |
Fonte: associazione Animalia, Finlandia
|
Paese |
Pelli
di visone prodotte nel 2000 |
Allevamenti
di visoni esistenti |
|
Danimarca |
11.000.000 |
2.200 |
|
SNG/Baltic |
3.000.000 |
|
|
Paesi
Bassi |
2.900.000 |
208 |
|
USA |
2.800.000 |
|
|
Finlandia |
1.900.000 |
600 |
|
Altri
Paesi |
1.800.000 |
|
|
Svezia |
1.200.000 |
187 |
|
Canada |
900.000 |
|
|
Cina |
700.000 |
|
|
Norvegia
|
300.000 |
170 |
|
Islanda |
170.000 |
|
|
Spagna |
|
50 |
|
Italia |
|
35 |
|
Germania |
|
32 |
|
Belgio |
|
26 |
|
Francia |
|
22 |
|
Polonia |
|
18 |
|
Regno
Unito |
|
13 |
|
Grecia |
|
7 |
|
Irlanda |
|
5 |
|
Estonia |
|
1 |
Fonte: European Fur Breeders Association
|
Paese |
Pelli
di visone prodotte nel 2001 |
|
Danimarca |
12.300.000 |
|
Russia |
3.200.000 |
|
Paesi
Bassi |
2.800.000 |
|
Stati
Uniti |
2.550.000 |
|
Finlandia |
2.000.000 |
Fonte: associazione Animalia, Finlandia
Nell’ultimo
decennio,
grazie alle campagne di sensibilizzazione delle associazioni animaliste, il
settore della pellicceria è entrato in crisi, registrando un vertiginoso
calo (di oltre il 30%)
delle
vendite dei prodotti. La crisi è evidente analizzando i dati sulla produzione
mondiale: si è passati
da una produzione di 48 milioni di animali nel 1988 a 31 milioni nel 1997,
scesi ancora a 29 milioni nel 1999 [Fonte: Oslo Fur Auction].
La
crisi si registra confrontando anche i dati relativi al numero degli addetti
del settore nell’Unione Europea: nel 1999 si contano 164.000 lavoratori
full-time e 174.000 part-time [fonte:
E.F.B.A.], mentre nel
2002 i full-time sono solo 106.000
e i part-time 108.000 [fonte:
I.F.T.F.], distribuiti in 40.000 aziende
complessivamente impiegate nel settore.
Alla
base dell’industria della pellicceria troviamo gli allevamenti
di animali, presenti in quasi tutti gli stati membri dell’Unione Europea,
ad eccezione del Portogallo e del Lussemburgo, per un totale di circa 6.000
unità. Oltre agli allevamenti, il settore della pellicceria comprende altre
attività lavorative: compagnie di trasporti, case d’asta per la vendita
delle pelli grezze, conciatori, grossisti, dettaglianti, ma anche veterinari
e produttori di mangimi. Per l’alimentazione degli animali “da
pelliccia” vengono impiegate enormi quantità di sottoprodotti di origine
animale: negli Stati dell’UE, infatti, gli animali da pelliccia consumano
ogni anno 365.000 tonnellate di pesce e sottoprodotti dell’industria del
pesce, 220.000 tonnellate di sottoprodotti derivanti dalla lavorazione del
pollame e 62.000 tonnellate di sottoprodotti della macellazione [fonte:
E.F.B.A.]: dunque anche l’allevamento di animali per la produzione di
pellicce svolge un ruolo rilevante nello sfruttamento degli animali negli
allevamenti intensivi.

Fatturato
L’Unione
Europea non è soltanto un produttore di pelli grezze e di confezioni di
pellicce, è anche uno dei principali consumatori dei prodotti finiti. Negli
stati dell’UE sono stati venduti, nella stagione 1998/99, capi in
pelliccia e guarnizioni per un importo di 3.385 milioni di euro, mentre le
stime di vendita per la stagione 1999/2000 ammontano a 4.789 milioni di euro
[fonte: E.F.B.A.], 4.119
milioni di dollari statunitensi nella stagione 1999/2000, 4.341 milioni di
dollari nella stagione 2000/2001 e 4.652 milioni di dollari nella stagione
2001/2002 [fonte:
I.F.T.F.].
Il
settore della pellicceria in Italia
Produzione, aziende e occupazione
A
testimonianza della contrazione complessiva della domanda e della
conseguente crisi del settore, anche nel nostro Paese il numero di
aziende complessivamente impiegate nel
settore della pellicceria (allevamenti, case d’asta,
conciatori, grossisti…) si è ridotto notevolmente, passando da oltre
6.000 unità nel 1991 a 4.159 nel 1998 [fonte: Eurispes]. Il fallimento del
settore continua inesorabile anche negli anni seguenti, considerando che nel
1999 le unità produttive sono 3.976, quindi - 4,4% in rispetto al 1998
[fonte: ISTAT e Valderrama Research per AIP] e nel 2000 si riducono a 3.929
[fonte: AIAV]. Nel 2001 le aziende diminuiscono ulteriormente, e nel 2002 se
ne stimano solamente 3.752 [fonte:16° Osservatorio pellicceria italiana],
di cui il 64,2% è costituito da piccole aziende.
Di conseguenza, anche il numero degli occupati nel settore si è
progressivamente ridotto: l’occupazione
complessiva, costituita dagli addetti interni più gli esterni,
nel 1997 è stimata in 55.977 unità, ma nel 1998 si riduce a sole 38.263
[fonte: Eurispes]; nel 2000 si registra un lieve incremento, con 55.964 unità
[fonte: AIAV], per poi diminuire nuovamente nel 2002, con 46.100 unità
[fonte: 16° Osservatorio pellicceria italiana].
Stesso trend si registra nell’occupazione interna:
nel 1999 si contano
36.182 addetti, quindi - 5,4% rispetto al 1998 [fonte: ISTAT e
Valderrama Research per AIP], e ancora di meno nel 2000: 35.817 [fonte: AIAV]. Nel 2001 gli addetti diminuiscono ancora, attestandosi poi sui 35.036
nel 2002 [fonte: 16° Osservatorio pellicceria italiana].
Instabile anche l’occupazione esterna:
mentre nel 1998 i lavoratori esterni rappresentano il 13,8% della forza
lavoro del settore, nel 1999 tale percentuale sale al 35,4% e al 36% nel
2000 [fonte: AIAV]; nel 2001 scende invece al 27,1% e nel 2002 al 24%, con
11.064 addetti esterni [fonte: 16° Osservatorio pellicceria italiana].
Il
dato più sorprendente è la progressiva e netta diminuzione degli allevamenti
nel corso degli anni: i 170 stabilimenti esistenti nel nostro Paese nel
1988, dopo 5 anni, nel 1993 sono diventati 103, 63 nel 1999 e solamente 50
nel 2002 [fonte: Camera
di Commercio] con
un totale di circa 250.000
animali
allevati. Gli allevamenti italiani rappresentano quindi
meno dell’1% del numero totale degli allevamenti che si contano
negli Stati membri dell’UE (6.000).
La progressiva scomparsa degli allevamenti di animali “da pelliccia” in Italia e la loro localizzazione sul territorio nel 2002
|
ANNO |
Numero
allevamenti |
|
1988 |
170 |
|
1989 |
153 |
|
1990 |
134 |
|
1991 |
125 |
|
1992 |
116 |
|
1993 |
103 |
|
1994 |
86 |
|
1995 |
65 |
|
1996 |
64 |
|
1999 |
63 |
|
2001 |
59 |
|
2002 |
50 |
|
REGIONE |
Numero
allevamenti |
|
Piemonte |
1 |
|
Lombardia |
5 |
|
Veneto |
5 |
|
Friuli
Venezia Giulia |
1 |
|
Emilia
Romagna |
7 |
|
Toscana |
2 |
|
Umbria |
1 |
|
Lazio |
1 |
|
Abruzzo |
5 |
|
Molise |
1 |
|
Campania |
8 |
|
Basilicata |
1 |
|
Calabria |
4 |
|
Sicilia |
6 |
|
Sardegna |
2 |
Fatturato
Conseguentemente alla crisi generale del settore, dal 1991 al 1998 il
fatturato dell’industria della pellicceria in Italia ha subito una
contrazione del 13%, passando da 4.490 miliardi di lire (circa 2.319 milioni
di euro) del 1991 a 3.923 miliardi di lire (2.026 milioni di euro) del 1998
[fonte: Eurispes]. Il punto più basso si
registra nel 1999, con un fatturato di 1.643 milioni di euro [fonte ANSA]. E
se la stima dei dati provvisori a Ottobre 2000 evidenzia una risalita del
fatturato complessivo, che raggiunge la cifra di 4.473 miliardi di lire
(2.310 milioni di euro) [fonte: AIAV], nuovi segnali di crisi si registrano
nel 2001: la maison Fendi, ad esempio, ha chiuso il bilancio del 2001 con 20
milioni di euro di perdita netta [fonte: La Repubblica].
Nel
2002 il settore registra un fatturato di 2.563 milioni di euro, crescendo
dell’11,3% rispetto al 2001 [fonte
ANSA]. La crescita del fatturato può essere
sicuramente attribuita all’incremento del fatturato
dei prodotti extrasettoriali: infatti, per
far fronte alla crisi della vendite delle pellicce
classiche
il settore ha
trovato una scappatoia
sulla
via della diversificazione
produttiva.
Nel 2002 il fatturato dei prodotti extrasettoriali si attesta sui 981,79
milioni di euro e rappresenta ben il 38,3% del fatturato complessivo,
salendo ancora rispetto al 31,9% del 2001. L’attività complementare si
concentra per il 56,1% nell’abbigliamento in pelle, per il 27,7%
nell’abbigliamento in tessuto e per il rimanente 16,2% nella produzione di
guarnizioni e oggetti vari. Come si può notare, le guarnizioni stanno
acquistando sempre più importanza: negli ultimi 4 anni hanno aumentato in
modo evidente il proprio peso all’interno del settore, passando dal 9,1%
nel 1999 al 12,8% nel 2002 [fonte: 16° Osservatorio pellicceria italiana].
Questo
perché la produzione non è incentrata tanto sulle pellicce classiche, che
non si vendono più come un tempo, bensì sugli inserti di pelliccia, sotto
forma di colli, bordi, orli e rivestimenti interni di giubbotti e cappotti.
Ma il “successo” degli inserti di pelliccia non deve far pensare ad un
maggiore gradimento da parte del consumatore: spesso accade infatti che
consumatori distratti acquistino capi guarniti di pelliccia perché, ingannati
dalla mancanza di indicazioni nell’etichetta,
li ritengono sintetici, oppure perché credono che gli inserti di pelliccia
consistano in “avanzi” della produzione delle pellicce classiche. Questo
è ritenuto erroneamente: gli animali vengono allevati e uccisi
specificamente per la produzione di inserti. Lo dimostrano anche la crescita
delle importazioni di pelli meno tradizionali e a prezzo più contenuto,
come il coniglio e la nutria, e l’incremento dell’importazione di pelli
di volpi (che nel nostro Paese non si allevano più da anni), molto
utilizzate per la realizzazione di bordure e guarnizioni [fonte: AIAV]:
confrontando infatti le importazioni di pelli di volpe grezze nel 2001 e nel
2002, notiamo infatti uno sbalzo da 101 a 4.441 kg [fonte: ISTAT].
Commercio
con l’estero
Import
L’importazione
delle pelli da
pelliccia in
Italia ha subito una sensibile riduzione nel corso degli anni, passando
dagli 8.161.408 capi del 1998 ai 6.337.188 del 1999 [fonte: Eurispes].
Nel 2000 si registra invece un incremento delle importazioni, che
raggiungono il valore di 491,56 miliardi di lire (circa 253 milioni di euro)
[fonte: AIAV], e dopo che “la brusca frenata dei consumi dell’autunno
del 2001 aveva determinato un atteggiamento più cauto (+0,1%) negli
acquisti di materia prima da parte degli operatori…nel 2002 tornano a
crescere le importazioni (+11,7% rispetto al 2001), raggiungendo il valore
di 289 milioni di euro” [fonte: 16° Osservatorio pellicceria italiana].
Evidentemente, la scarsa presenza di allevamenti da pelliccia in
Italia costringe il settore ad acquistare la materia prima, ovvero le pelli
grezze, dagli altri Paesi: quello del nostro Paese è, infatti, soprattutto
un ruolo di trasformazione.
Osservando in particolare l’importazione di pelli
grezze intere (incluse teste, code
e zampe degli animali), notiamo la crescita dai 62.073 kg importati nel 2001
dal resto del mondo (di cui 61.986 dall’UE e 87 extra-UE), ai 157.000 kg
nel 2002 (di cui 156.458 dall’UE e 542 extra-UE); nel 2003 la cifra è di
5.043 kg, ma il dato è parziale, in quanto riferito solamente al periodo
Gennaio/Agosto. Volendo analizzare nel particolare i tipi di pelli grezze
importate, notiamo che il primo posto è occupato dalle pelli di coniglio,
seguito dalle pelli di visone, volpe, agnello astrakan o persiano, felidi
selvatici e foca (otaria) [fonte: ISTAT].
Per quanto riguarda invece le pelli conciate
intere, si passa dai 67.694 kg importati nel 2001 dal resto