Metodi alternativi alla vivisezione
Da La Regione
Ticino, 12 maggio 2005
Atra, banche di
tessuti umani
Per salvare gli animali e favorire la ricerca medica
Banche di tessuti umani è il nuovo progetto dell’Atra,
l’Associazione svizzera per l’abolizione della vivisezione, che vuole
così potenziare la ricerca biomedica in Svizzera.
L’iniziativa è nata in collaborazione con ICare, il Centro internazionale
per le alternative nella ricerca e nella didattica, e non si limita a voler
salvare gli animali dalla sperimentazione, ma vuole migliorare la ricerca
medica e la collaborazione tra operatori sanitari e ricercatori di
laboratorio. Come? Grazie appunto alle banche di tessuti umani. Il progetto,
uno dei più ambiziosi e di grande respiro dell’Atra, è stato presentato
martedì dal suo presidente, Max Molteni e da Massimo Tettamanti, chimico
ambientale e consulente scientifico dell’Atra. Dopo due primi testi sulla
tossicità legale, Massimo Tettamanti è autore anche del nuovo libro
Tossicità legale 3 – progetto Atra, banche di tessuti umani (
trilingue, ottenibile presso la sede dell’Atra in via Capelli 8 a
Lugano, tel. 091 9701945, www.atra.info).
In tali banche, di cui la principale si trova in Gran Bretagna, sono
conservate e trattate cellule di tessuti e di organi umani, utilizzabili
dalla ricerca medica. E questo con il doppio scopo di favorire la ricerca
stessa, che potrà sperimentare su materiale più ‘ pertinente’, e di
salvare gli animali dalla dolorosa incombenza di far da cavie agli
umani. « Non si può negare che, potendo scegliere, sia meglio
utilizzare direttamente tessuti umani che non tessuti animali per lo studio
del corpo umano, delle sue malattie, delle sue cure » asserisce
l’Atra.
Un’argomentazione difficilmente contestabile, se non opponendole la
problematica reperibilità – almeno fino a oggi – di tale umano
materiale. Una difficoltà che il progetto propone di risolvere con le
banche di tessuti umani.
Secondo l’Atra validi motivi scientifici vanno così ad aggiungersi alle
ragioni morali che la stessa Associazione propugna. SPEL
Vivisezione:
le alternative
a cura di Marina Berati
agosto 2001
Le 3-R
Il concetto di alternativa alla sperimentazione animale risale alla
definizione elaborata da Russel e Burch nel 1959 e comunemente definita
delle 3R: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione) Replacement (Rimpiazzamento).
Con Raffinamento si intende il miglioramento delle tecniche sperimentali,
compiute pur sempre su animali, in modo da ridurre la loro sofferenza; in
alcuni casi, si cerca di usare animali filogeneticamente meno evoluti; con
Riduzione si intende la riduzione del numero di animali usati, o l'aumento
di informazioni ottenute con lo stesso numero di animali; con
Rimpiazzamento si intende la sostituzione dell'animale con l'utilizzo di
metodi alternativi.
Di queste, solo l'ultima "R" è davvero accettabile: da un punto
di vista scientifico non ha alcun senso continuare a sperimentare sugli
animali, cambiando solo il numero di animali, o la specie, e le modalità
dell'esperimento. Quanto ricavato sugli animali non sarà applicabile
all'uomo. Potrà esserlo o non esserlo, ma lo si saprà solo DOPO aver
provato la sostanza in esame sull'uomo. Ed allora sarà troppo tardi, e
l'esperimento sugli animali sarà stato del tutto inutile, perché non avrà
fornito alcuna informazione.
In generale, comunque, quando si parla di "metodi alternativi"
si continua ad applicare la regola delle 3-R, e quindi non tutti quelli
che sono definiti come "alternativi" sono metodi senza l'uso di
animali (vivi o morti).
La direttiva europea 86/609/CEE in materia di "protezione degli
animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici",
impone di sostituire o ridurre il più possibile il numero degli animali
utilizzati.
L'articolo 7.2 afferma che:
"Un esperimento su un animale non dovrà essere eseguito se è
disponibile un altro metodo scientificamente soddisfacente per ottenere il
risultato cercato che non implichi l'uso di animali."
Inoltre, l'articolo 23.1 afferma che il governo dovrebbe promuovere le
alternative:
"La Commissione e gli Stati Membri dovrebbero incoraggiare la ricerca
nello sviluppo e nella validazione di tecniche alternative, che possano
fornire lo stesso livello di informazione ottenuto dagli esperimenti su
animali, ma che utilizzino meno animali o che comportino procedure meno
dolorose."
Quali sono
i metodi alternativi
La stragrande maggioranza degli esperimenti compiuti sugli animali sono
quelli per i test "di tossicità" obbligatori per legge, cioè
quei test che dovrebbero accertare la pericolosità di una data sostanza
chimica per l'uomo.
Altri esperimenti sono quelli compiuti invece nella ricerca biomedica di
base, per lo studio delle malattie: in questo caso NON è obbligatorio per
legge usare gli animali, però è quello che si continua a fare.
Infine, una piccola percentuale di esperimenti sono quelli a scopo
didattico-dimostrativo.
Per i test di tossicità sono state sviluppate negli ultimi vent'anni
diverse metodologie:
- Colture di cellule e di tessuti umani, che permettono ai ricercatori di
studiare specifiche parti del corpo umano. Ad esempio, cellule di sangue e
tessuto canceroso servono a investigare sulle modalità con cui i virus
causano le infezioni; la placenta umana può servire per provare se certi
farmaci possono o meno passare la barriera placentale dalla madre al
bambino.
- Microorganismi: servono a provare il danno genetico causato da sostanze
chimiche o radiazioni. Ad esempio, il test di Ames, basato su
microorganismi, è un test di mutagenicità, cioè può identificare le
sostanze chimiche che danneggiano il DNA delle cellule.
- Modelli matematici computerizzati: esistono diversi sistemi di questo
genere, per esempio "DEREK", un programma sviluppato all'univerità
di Leeds il cui database contiene molte informazioni sulle reazioni
allergiche.
- Tecniche non-invasive per immagini: servono per la ricerca sul cervello,
e consentono lo studio diretto del cervello umano, attraverso metodi
sicuri e non invasivi, ad esempio la PET (Tomografia a Emissione di
Positroni), l'elettroencefalografia, etc.
- Sistemi artificiali: sono modelli in vitro che simulano una parte del
corpo umano. Esistono modelli dell'intestino umano, della pelle umana, gli
occhi artificiali, etc.
Ecco alcuni siti
sulle alternative all'utilizzo di animali nella sperimentazione: sono
raccolti centri di sviluppo, di validazione, di documentazione sui metodi
alternativi, riviste scientifiche dedicate ai metodi alternativi.
Per quanto riguarda la sperimentazione didattica esistono ormai centinaia
di metodologie alternative già validate:
- modellini, manichini e simulatori meccanici animali e umani;
- film e video;
- libri di fotografie;
- simulazioni computerizzate;
- esperimenti su piante, microorganismi, colture cellulari e tessutali;
- pratica clinica.
Si possono trovare varie informazioni sull'argomento nelle seguenti
pagine:
- Abolizione
degli esperimenti didattico-dimostrativi su animali in Italia
- Siti sui
metodi sostitutivi nella didattica
Per la ricerca biomedica di base, lo studio va fatto direttamente
sull'uomo (studi clinici, epidemiologici, etc. come illustrato più oltre,
ovviamente rispettando rigorosamente i limiti imposti dall'etica alla
ricerca clinica), e per i test di nuovi possibili farmaci si possono usare
colture in vitro di tessuti o interi organi umani. I ricercatori che
abbiano a cuore la vera ricerca scientifica e non la propria carriera,
hanno a disposizione metodi migliori dei test sugli animali:
- innanzitutto la ricerca clinica: la maggior parte delle scoperte mediche
(i cui successi vengono spesso attribuiti alla sperimentazione animale)
sono dovute infatti ad un'osservazione clinica (sull'uomo) di un
particolare fenomeno, che solo in seguito i ricercatori tentano di
riprodurre negli animali, inducendo artificialmente in essi delle
patologie. Essi variano le condizioni dell'esperimento, così come la
specie di animale utilizzata, fintantochè non trovano una specie e una
serie di condizioni per cui il risultato coincide con l'indicazione già
nota fornita dall'uomo; e così il merito va "all'esperimento
sull'animale";
- l'epidemiologia e la statistica. L'epidemiologia studia la frequenza e
la distribuzione delle patologie nella popolazione; la statistica è
invece la disciplina che si occupa del trattamento dei dati numerici
derivanti da un gruppo di individui. Sono stati l'impiego della
epidemiologia e della statistica che hanno permesso di riconoscere la
maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie
quali l'ipertensione arteriosa, il fumo, il sovrappeso, l'ipercolesterolemia;
- lo studio diretto dei pazienti, tramite i moderni strumenti di analisi
non-invasivi. Questi metodi consentono di ottenere ottimi risultati, come
è stato riscontrato per le malattie cardiache;
- autopsie e biopsie: le autopsie sono state cruciali per la comprensione
di molte malattie; con le biopsie si possono ottenere molte informazioni
durante i vari stadi della malattia. Per esempio, le biopsie endoscopiche
hanno dimostrato che il cancro al colon deriva da tumori benigni chiamati
adenomi. Questo è in contrasto con il modello animale più usato, in cui
non vi è la sequenza adenoma-carcinoma.
Ecco alcuni siti di
associazioni europee per la ricerca biomedica senza animali.
La
validazione dei metodi alternativi
Ai fini della predittività nei confronti dell'uomo, la legge prevede che
i modelli alternativi vadano validati.
Nonostante i considerevoli sforzi compiuti per sviluppare metodi
alternativi all'uso di animali, sono stati fatti relativamente pochi
progressi nell'accettazione di questi test da parte degli organismi
preposti. L'inerzia al cambiamento è stata significativa: sia gli
scienziati sia le persone preposte ai controlli tendono a usare tecniche
con cui sono già familiari.
Un altro problema consiste nel metodo di validazione. La validazione è il
processo che stabilisce l'affidabilità e la rilevanza di un metodo.
L'affidabilità consiste nella riproducibilità dei risultati nello stesso
laboratorio e tra laboratori diversi, e la rilevanza è la misura
dell'utilità e della significatività del metodo per un certo scopo.
I test di validazione sono molto lunghi e onerosi (possono durare molti
anni), e poggiano su una base scientificamente inaccettabile: un metodo si
ritiene valido quando fornisce per certe sostanze risultati simili a
quelli ottenuti, in passato, per le stesse sostanze mediante animali da
laboratorio. Dal punto di vista scientifico questo è insensato, perché i
risultati vanno confrontati con quelli noti sull'uomo, non sugli animali
(anche perché animali di specie diverse danno comunque risultati diversi
tra loro). Inoltre, non ha senso confrontare i dati ottenuti da un
organismo in toto con quelli di una coltura cellulare umana. Questi ultimi
sono parziali, ma danno informazioni CERTE per l'uomo, i primi sono più
completi ma danno informazioni completamente incerte (e quindi
irrilevanti) riguardo all'effetto sull'organismo umano.
Inoltre, tutti i test su animali già in uso non sono MAI stati validati
(e in effetti la correlazione dei risultati da essi ottenuti e quelli
ottenuti sull'uomo è molto bassa, spesso statisticamente irrilevante), ma
entrano di diritto lo stesso nelle linee guida, accettate a livello
mondiale, dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo
(OECD - Organization for Economic Cooperation an Development).
L'Unione Europea ha istituito un centro per la validazione di metodi
alternativi, l'ECVAM (European Center for the Validation of Alternative
Methods) che ha sede a Ispra, Varese.
I metodi
alternativi già validati
Finora solo tre metodi sono stati validati, in Europa, e solo uno di
questi rispetta il principio della "terza R", cioè non fa uso
di animali, vivi o morti, né di loro parti. Questi metodi sono stati
accettati nel giugno 2000 dall'Unione Europea: si tratta di test di
tossicità in vitro - due test per la corrosione cutanea e uno per la
fototossicità.
Il test di foto-tossicità 3T3 NRU usa cellule derivate da embrioni di
topo, quindi è ancora un test con uso di animali, anche se non in vivo.
Devono comunque essere uccisi dei topi per realizzare questo test, e la
sua rilevanza per l'essere umano sarà tanto scarsa quanto quella degli
esperimenti che usano topi vivi. La foto-tossicità si riferisce
all'effetto dell'esposizione della pelle alla luce dopo essere stata
esposta alla sostanza chimica da provare.
Gli altri due test riguardano la corrosione della pelle, cioè i danni
irreversibili alla pelle conseguenti all'applicazione della sostanza
chimica da provare: il primo è un modello di pelle umana e NON usa
cellule animali; il secondo, TER - Transcutaneous Electrical Resistance
usa pelle di ratti uccisi "in modo umano" (valgono in questo
caso le osservazioni fatte prima sulla mancata scientificità di questo
metodo).
Nel modello di pelle umana si applica la sostanza chimica da provare per
un tempo variabile, fino a quattro ore, su un modello di pelle umana
tridimensionale.
Nel test TER la sostanza viene applicata per un tempo lungo fino a 24 ore
sulla superficie di dischi di pelle presa da ratti giovani preventivamente
uccisi.
Entrambi i test sono stati in grado di discriminare in modo affidabile le
sostanze già note tra corrosive e non corrosive. Il modello di pelle
umana ha inoltre permesso la distinzione tra vari gradi di effetto
corrosivo. La scelta di quale dei due test usare dipende dalle esigenze
specifiche e dalle preferenze dell'utilizzatore.
Questi nuovi metodi alternativi costituiscono il 27esimo emendamento alla
Direttiva Europea 67/548/EEC. I tre test sono stati inclusi nell'allegato
V della Direttiva.
Gli Stati membri devono introdurre i nuovi metodi nella loro legislazioni
nazionali entro il 1 ottobre 2001.
La
disponibilità di tessuti umani
Il problema della disponibilità di tessuti e organi umani per la ricerca
è effettivo e sentito: non sono disponibili abbastanza tessuti per
soddisfare la richiesta delle industrie e dei centri di ricerca pubblici,
in Europa.
Questo è un problema importante, perché i metodi in vitro che usano
tessuti umani non potranno sostituire quelli che usano animali finché non
ci sarà abbastanza materia prima a disposizione, e questa sarà quindi
un'ulteriore giustificazione per continuare a usare animali.
Secondo l'associazione inglese Animal
Aid, in UK vengono uccisi ogni anno 400.000 animali solo per usare i
loro tessuti nella ricerca in vitro. Questi animali non vengono nemmeno
conteggiati tra quelli usati per la vivisezione, perché su di essi non si
fanno esperimenti in vivo, e quindi non risultano in nessuna statistica
sugli animali usati per la ricerca.
Chiaramente, la stessa ricerca in vitro fatta su tessuti umani sarebbe
molto più valida da un punto di vista scientifico, e salverebbe la vita
di molti animali.
La donazione per la ricerca può essere di due tipi: quella "da
cadavere", in cui i tessuti e gli organi vengono prelevati subito
dopo la morte del donatore; e quella "da operazione chirurgica",
in cui si chiede semplicemente al paziente in consenso a usare il
materiale di scarto ottenuto dall'operazione per la ricerca. Chiaramente,
questa seconda via è da preferire, perché al paziente solitamente non
interessa cosa viene fatto del materiale asportato, mentre la donazione
post-mortem pone già delle questioni etiche più sottili.
I materiali che possono essere resi disponibili in questo modo sono vari:
sangue, placenta, cordone ombelicale, tessuti asportati durante operazioni
chirurgiche (pelle, viscere, ossa, cartilagini) o da biopsie.
Nella maggior parte dei paesi europei, mentre il sistema per la donazione
di organi per i trapianti è ben organizzato, non c'è alcuna linea guida
sulla distribuzione del materiale non trapiantabile a fini di ricerca
(tranne che per la stessa ricerca sui trapianti). In pratica, la
distribuzione di organi e tessuti per la ricerca avviene solo all'interno
di uno stesso ospedale, o per conoscenza diretta tra singoli ricercatori e
medici, ma non esiste una vera e propria organizzazione, tranne in UK,
dove esiste una banca di tessuti umani per
la ricerca.
C'e' inoltre la preoccupazione, fondata o meno, che questo tipo di
donazione possa essere considerato "in concorrenza" con le
donazioni per i trapianti, e quindi sia malvista sia dal pubblico che
dalle banche di tessuti esistenti (che si occupano solo di trapianti). In
realtà, questo non avviene, perché molti organi e tessuti non sono
comunque utilizzabili per i trapianti, mentre sono molto utili per la
ricerca. Per esempio, per un trapianto di cuore l'organo viene asportato a
cuore battente, e la morte è solo cerebrale. L'organo di un paziente già
morto non serve per i trapianti, ma per la ricerca sì. Inoltre, esistono
molti organi e tessuti che non vengono utilizzati per i trapianti, mentre
possono esserlo per la ricerca. Questo per quanto riguarda le donazioni
post-mortem. Per le donazioni di materiale di scarto delle operazioni, il
problema non si pone, perché questo non risulta di alcuna utilità per i
trapianti.
Perciò, al di là di ogni considerazione etica e scientifica sulla
donazione di organi per i trapianti, la donazione per la ricerca non si
pone mai in concorrenza con quella per trapianto.
Su questo argomento si possono trovare maggiori informazioni su alcune
pagine web (solo in inglese) indicate nella sezione Banche
di tessuti umani per la ricerca della pagina dei link di questo sito.
Conclusioni
Come si è visto da questa panoramica, i metodi alternativi sono in fase
di sviluppo già da molti anni, ma ci sono ancora varie questioni che ne
rendono poco applicabile l'uso:
- problemi nella validazione di questi metodi, dovuta all'inerzia al
cambiamento e a metodi di validazione troppo restrittivi e poco
scientifici
- molti metodi alternativi non sono "sostitutivi", cioè usano
ancora parti di animali (uccisi appositamente), e questo non è
accettabile né sul piano etico né su quello scientifico
- inerzia al cambiamento anche nell'uso di metodi già validati
- difficoltà nel reperire tessuti umani utilizzabili per i test di
tossicità e la ricerca, non dovuti a una vera e propria mancanza di
materia prima, ma solo a una mancanza di organizzazione e normative su
questo tema.
Ciascuno di noi può fare qualcosa per far cambiare la situazione: occorre
far sentire la nostra voce, in vari modi, affinché i legislatori tengano
conto del parere dei cittadini su questo argomento importante e complesso,
sia dal punto di vista etico che scientifico. Alcuni suggerimenti su come
agire contro la pratica della sperimentazione animale sono contenuti nella
sezione cosa puoi fare tu
del sito Novivisezione.org.