Feste tradizionali con uso di animali
L'utilizzo degli animali nelle
varie feste tradizionali implica sempre una situazione di maltrattamento,
anche negli spettacoli in apparenza meno cruenti. Presentate come patrimonio
culturale da salvaguardare, esse rappresentano al contrario una visione
errata del rapporto uomo-animale.
Nel nostro paese sono circa un migliaio le feste tradizionali (per la
maggior parte a sfondo religioso) che vedono malcapitati protagonisti
colombe, oche, asini, maiali, capre, buoi, vitelli, cavalli, ecc.
Gli animali sono derisi, frustati, percossi, sgozzati, usati come
bersaglio, rinchiusi in minuscole gabbie, costretti a correre su percorsi
innaturali, a trascinare pesi spropositati...
Riflettiamo: quanto è importante mantenere intatte le nostre usanze e
quanto è essenziale il rispetto di ogni essere vivente?
Questi spettacoli continuano ad essere tramandati, ma si pongono in netto
contrasto con ciò che definiamo progresso morale, della coscienza, della
capacità di sentire il disagio altrui. Queste feste sono inoltre
diseducative per bambini e adolescenti, perché insegnano loro che le
prepotenze ed i sopprusi dei più forti verso i più deboli sono leciti.
Occorre invece insegnare loro il rispetto per gli altri, anche per chi è
diverso da noi: diverso per sesso, colore della pelle, religione, o specie.
Per risolvere il problema, non è necessario eliminare queste feste, basta
modificarle in modo che non vengano più usati gli animali, così che
nessuno debba soffrire.
Alcune feste tradizionali in Italia e nel mondo:
-Festa della palombella, Orvieto: una colomba viene legata ad un
disco di metallo, che ruota e scivola su un filo, accompagnato dallo scoppio
di alcuni petardi posti a distanza ravvicinata dall'animale.
-Palio di Siena: i cavalli corrono lungo un percorso assai pericoloso
per la loro incolumità. Le cadute, infatti, provocano profonde ferite
all'animale, che viene di conseguenza ucciso. Ogni anno muoiono uno o più
animali durante il palio o gli allenamenti, quindi non si tratta di
"fatalità", ma di avvenimenti sistematici.
- Villanueva de la Vera, Spagna: una festa di carnevale durante la
quale un intero paese, migliaia di persone eccitate ed ubriache,
infieriscono su un asinello percuotendolo selvaggiamente.
- Corrida, Spagna: forse la festa più conosciuta, e anche per questo
attrazione turistica per persone insensibili alla ricerca di forti emozioni.
Esempi di feste modificate per non infliggere più sofferenza:
- La festa del Grillo, Firenze: durante la quale i grilli venivano
catturati, imprigionati in gabbiettine e distribuiti ai bambini, si è
trasformata in una vera festa per grilli. I bambini possono osservarli in
libertà, e imparare tante cose su di loro anche attraverso volantini ed
opuscoli;
- In una cittadina toscana il palio è stato sostituito da una gara di
canoe sul fiume.
Cosa puoi
fare tu
- Non partecipare agli
spettacoli con utilizzo di animali, informati ed informa gli altri sulla
vera natura di queste feste.
- Protestare presso le autorità che autorizzano o promuovono feste
con uso di animali. Mandare al sindaco del comune sede della festa, e per
conoscenza ai locali organi di stampa, lettere, fax e e-mail che chiedano la
sostituzione degli animali con simulacri inanimati o l'organizzazione di
eventi alternativi.
- Documentare fotograficamente o con un filmato gli spettacoli e
contattare le associazioni animaliste.
I numeri delle
torture!
FESTE:
4.500 i tori uccisi nelle corride spagnole all’anno
200 cavalli morti nelle corride spagnole in un anno
12 i tori seviziati e linciati ogni anno a Coria (Spagna) durante i
festeggiamenti per S.Giovanni
100 le “feste” religiose e popolari in Italia dove si torturano animali
Fonte Leal
CORRIDA
Prima di entrare nell’arena il toro viene sottoposto a droghe e purghe per
indebolire le sue forze, viene percosso sulle reni con sacchi di sabbia, gli
viene messa vaselina negli occhi per annebbiargli la vista, gli viene
infilata della stoppia nelle narici e nella gola per impedirgli di respirare
e gli vengono limate a vivo le corna, scoprendo i nervi, in modo da
rendergli doloroso l’atto di incornare.
Il torero non è mai solo nell’arena, ma è circondato da banderilleros e
picadores ed entra in scena solo dopo che il toro è stato quasi
completamente annientato. Quando entra nell’arena il toro viene colpito da
più parti con banderrillas (arpioni) e picas (lance) per procurargli
emorragie e stordimento.
A spettacolo concluso il toro viene trascinato via agonizzante e gli vengono
tagliate, mentre è ancora vivo, coda, orecchie e testicoli (che il torero
mostra in arena come trofeo).
Il toro non è l’unica vittima delle corride: i cavalli dei picadores
vengono bendati o accecati per impedirgli di vedere il toro che li carica.
La bardatura che hanno sui fianchi, anche se può sembrare una protezione,
in realtà impedisce al pubblico di vedere il cavallo sventrato dal toro.
Questo massacro di massa, tradizionale in Spagna, Portogallo e nel Sud della
Francia, viene finanziato non solo dallo Stato, ma anche dall’Unione
Europea. L’82% degli Spagnoli è contrario alle corride, che sopravvivono
grazie al turismo.
Corride annue in Spagna 600
Tori uccisi ogni anno per la corrida 16.000
FESTE POPOLARI
La maggior parte delle feste popolari in Italia, è di carattere patronale.
Dai buoi di Montefalco (Perugia), agli asini di Parma, passando per le rane,
le colombe, gli agnelli, i capretti, i galli, le oche, gli animali, al
riparo della tradizione, si frustano, accecano, si usano come bersagli,
vengono arsi vivi, vengono gettati dai campanili, vengono obbligati a
correre su percorsi accidentati e pericolosi.
Festa di risonanza nazionale, il Palio di Siena, nasconde dietro le quinte
alcune atrocità. I cavalli utilizzati sono troppo veloci per il tipo di
percorso e vengono pesantemente drogati. Costretti a correre su un percorso
inadatto, si procurano frequentemente lesioni di tale gravità da comportare
l’abbattimento. Il bilancio finale è di 3 cavalli morti ogni anno.
Intorno al Palio si è creato un giro d’affari elevatissimo, che si basa
sul turismo e sulla vendita dei diritti televisivi. Moderni gladiatori,
milioni di animali vengono sacrificati al nostro divertimento.
Acquari e Delfinari
Delfinari
Gli animali che vediamo nei delfinari, vivono in condizioni pietose e
vengono costretti a comportamenti contrari alla loro natura etologica. Oltre
ad esibirsi di fronte ad un pubblico vociante, subiscono anche un pesante
stress da contatto visivo e fisico. Dietro gli esercizi dello spettacolo
si nascondono mesi di privazioni, maltrattamenti e sofferenze. I
metodi di addestramento comportano frequenti l’assenza di acqua e
cibo. Nel caso dei delfini, agli individui che non si fanno domare vengono
dati tranquillanti che gli rovinano il fegato fino a provocare la morte.
Orche, otarie e delfini vengono sottoposti a ore di massacrante
addestramento e a spettacoli a rotazione. Non è raro che i delfini
rifiutino il cibo, costringendo gli addestratori a nutrirli forzatamente. I
delfini in cattività raggiungono a stento il settimo anno d’età, mentre
in natura possono vivere fino a 40 anni.
Delfini e otarie, oltre a essere sfruttati nei delfinari, vengono utilizzati
per missioni belliche. Una delle esercitazioni più frequenti consiste nel
riprendere, tramite una videocamera fissata sul dorso, o nel recuperare,
mine di profondità. Trasformati in clown per nostro capriccio, gli animali
dei delfinari, perdono anche l’ultima briciola di dignità.
Cosa puoi fare
Non portare i tuoi figli a visitare acquari e delfinari: vedrebbero solo
animali sofferenti e costretti a vivere in condizioni di estrema sofferenza
e contrarie alla loro natura. Per far conoscere pesci e mammiferi marini in
maniera non cruenta ed educativa si possono guardare dei documentari,
sfogliare libri e riviste, tenere gli occhi aperti quando si va al mare:
anche nei mari italiani è infatti possibile avvistare delfini, balenottere
e pesci bellissimi!
Delfini in cattività che non raggiungono l’anno di età 22%
Gli
animali e il rodeo
Il Rodeo è la rievocazione della doma utilizzata dai cow boy americani di
oltre duecento anni fa, quando esistevano cavalli selvaggi e non si
conoscevano metodi non traumatici per abituarli alla cavalcatura, divenuto
poi uno spettacolo “lucroso” se si pensa che solo negli Stati Uniti per
ogni stagione vengono messi in palio oltre tre milioni di dollari. Ciò
rappresenta, dunque, un “mestiere” per oltre 7000 persone che
partecipano alle tante manifestazioni che si tengono in tutto il Paese (da
80 a 130 ogni anno). Il Rodeo è stato poi esportato nel resto del mondo,
Italia inclusa. Risale infatti al 1999 l’apertura di una scuola di Rodeo
il cui scopo era quello di formare una squadra tutta italiana e di
diffondere questo show al di qua dell’oceano. Il suo quartier generale si
trova a Voghera (Pavia), dove negli ultimi anni si è sviluppata
quest’attività che impiega cavalli e tori “selvaggi”. In realtà gli
animali vengono brutalizzati in modo che sembrino selvaggi, attraverso una
cinghia (il flank) stretta intorno alla groppa che, comprimendo gli organi
genitali, provoca un fastidio insopportabile dal quale tentano di liberarsi
saltando e agitandosi; movimenti che causano spesso traumi muscolari di
notevole consistenza e dolore, danni ai tendini, frattura della spalla, del
metacarpo, etc.
Nessun animale che si lasci prendere, trattare, sellare, farsi mettere
addirittura una cinghia, può essere definito selvaggio e qualunque cavallo
“domestico” reagisce allo stesso modo con una cinghia del genere posta
in quella sensibilissima zona del corpo (molti sono persino ostili alla
normale sella da lavoro, che si lasciano mettere con una certa difficoltà).
E’ dunque lecito chiedersi se sia moralmente accettabile sottoporre gli
animali a prove così stressanti dal punto di vista fisico e psichico.
Ovviamente la risposta di chi è convinto che anche i cavalli abbiano dei
diritti non può che essere No.
Ma come si difendono i cow boy nostrani? Vogliono dare un’immagine
idilliaca del rapporto che hanno con i cavalli e i tori del rodeo sostenendo
che li rispettano, che gli spettacoli sono volti non al divertimento ma a
dimostrare la bravura e la professionalità dei medesimi (non è chiaro se
ciò è riferito agli uomini che li montano o agli animali che, inutile
dirlo, non hanno alcuna possibilità di scelta). Ad ogni modo, a loro
parere, questi animali vivono gran parte dell’anno allo stato brado in
sconfinati pascoli sempre verdi e sono spesso salvati dal macello. Infatti i
cavalli destinati al macello sono sicuramente reperibili a prezzi di gran
lunga più convenienti. Ma dove sono tutti questi cavalli e tori
“selvaggi” che finiscono nei mattatoi italiani? Non ci convincono
neppure quando affermano che questi animali, definiti “atleti”, lavorano
soltanto in prove che non durano più di otto secondi: la stagione però
dura otto mesi e non è accettabile vedere degli esseri viventi e senzienti,
umiliati in esibizioni di dominio e di sopraffazione da parte degli uomini.
Uso consentito citando la fonte: LAV
2003
Feste, in Sicilia, che torturano animali
| Tipo di Animali | Luogo dove si svolge |
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Il 19 marzo è la festa di S.
Giuseppe a Scicli, in provincia di Ragusa. Qui il Santo è festeggiato con
la "cavalcata". (Animali coinvolti: cavalli e muli).
La seconda domenica del mese di settembre a Caselvecchio, in provincia di Messina, si festeggia Sant'Onofrio. Il giorno del sabato si prepara la tipica riffa per donare un grosso vitello.
Manifestazioni natalizie con presepe
vivente:
- Castanea, Messina.
- Custonaci, in provincia di Trapani.
- Menfi, in provincia di Agrigento.
- Motta S. Anastasia, Catania.
- Sutera, Caltanissetta.
Epifania
Nei vari paesi del palermitano come Contessa Entellina, Mezzojuso e Piana
degli Albanesi: In Chiesa, nei pressi dell'altare maggiore, si costruisce un
palco per ospitare una vasca piena d'acqua alla quale è legata una
cordicella. Nella piazza una seconda vasca è posizionata sotto la fontana
ed in questo caso la cordicella è legata alla finestra più alta del
palazzo che si trova in prossimità della fontana stessa. Il Celebrante ha
il compito di immergere per tre volte una croce nella vasca ed alla terza
immersione il sagrista ha il compito di liberare una colomba che così può
effettuare il suo volo seguendo la direzione obbligata della cordicella [ai
piedi dell'animale è stato posto un tubo di canna dal quale passa la
cordicella che lega le due vasche].
PALII & CORSE AFFINI
La folle girandola dei palii e delle corse cittadine che si disputano in
Italia ha ricominciato a girare con il suo drammatico corollario di
sfruttamento, maltrattamento e morte. La cronaca registra, infatti, un
cavallo abbattuto durante la corsa dell'Ardia che si è svolta il 6 e 7
luglio a Sedilo (Oristano) ed altri animali feriti a seguito di un brutto
incidente che ha causato una rovinosa serie di cadute in un difficile tratto
del percorso. Su tale episodio abbiamo presentato denuncia. Un'altra vittima
si è avuta a Carrara dove il 16 luglio si è corso il primo Palio della
storia, che vogliamo sia anche l'ultimo. Si tratta di un cavallo che era
caduto probabilmente per via di un fondo inadatto, quello dello stadio dei
Marmi, e per il quale si era reso necessario l'intervento eutanasico.
Apprendiamo che detto palio prevedeva un premio al vincitore di 5.000 euro
ed era stato fortemente voluto dall'Assessore Roberto Dell'Amico che nei
giorni precedenti - nonostante le polemiche e le proteste di associazioni e
cittadini - aveva annunciato che il mossiere della gara sarebbe stato
nientedimeno che Andrea de Gortes, conosciuto come "Aceto" e tra i
più famosi fantini del Palio di Siena. La sua iniziativa, invece, si è
rivelata un vero fallimento sia per la scarsa affluenza di pubblico che per
il tragico finale che ha destato indignazione per il povero cavallo
sacrificato in una corsa caratterizzata da un pericoloso pressappochismo e
da tanta superficialità. C'è da riferire, infine, che alcuni cronisti e
fotografi del quotidiano "La Nazione" recatisi vicino al cadavere
del cavallo per scattare delle foto erano stati pesantemente minacciati e
consigliati, con modi alquanto spicci, di non scrivere nulla in merito alla
sua morte.
Lo scorso 2 luglio si è corso anche il tradizionale Palio di Siena con il
solito triste spettacolo dei cavalli spaventati e nervosi per l'enorme
confusione ed i rumori, esasperati da un'attesa protrattasi per circa
un'ora, scagliati alla massima velocità nel solito circuito di Piazza del
Campo, e frustati ripetutamente con il nerbo. Due di essi sono caduti nella
solita curva di San Martino, ma sembra che non abbiano riportato gravi
conseguenze (stando a notizie avute da fonti ufficiose).
Completiamo questo spiacevole resoconto dando notizia di una "Corsa con
le bighe" organizzata dal Comune di Fano (PU) per il 24 luglio
nell'ambito della manifestazione storica "Fano dei Cesari". La LAV
ha invitato il Sindaco ad annullarla ed a trasformarla, invece, in una
tranquilla ed altrettanto suggestiva sfilata in costume d'epoca.
Possiamo concludere dicendo che ormai il principale motivo di palii e corse
paesane appare proprio essere quello del giro di soldi che vi ruota intorno
con interessi economici consistenti per allevatori, proprietari, fantini,
etc., per cui la vita dei cavalli non conta niente.
Responsabilità
dei sindaci per le feste con utilizzo di animali
In base al DPR 31/3/79, il Sindaco è direttamente
responsabile del benessere degli animali sul territorio comunale e della
corretta applicazione delle leggi a loro tutela, egli ha quindi il potere di
negare l'autorizzazione allo svolgimento di manifestazioni che mettano a
repentaglio l'incolumità psico-fisica degli animali o provochino loro
sofferenza, valutata secondo i comportamenti e le abitudini di ciascuna
specie.
L'articolo 727 del codice penale stabilisce con chiarezza come per giudicare
in maniera scientifica il benessere (e la sua assenza, cioè il malessere)
sia necessario fare riferimento all'etologia, studio che rende possibile
oggettivare e descrivere la natura degli animali a partire dall'osservazione
dei loro comportamenti innati e appresi, definendo così i criteri per
stabilire i loro bisogni inderogabili.
Per valutare il grado di benessere di un animale ci si dovrà perciò rifare
al soddisfacimento delle sue esigenze minime ed essenziali cioè: ambiente
adeguato alla specie, possibilità di esprimere un comportamento naturale e
assenza di timore. Tenendo in considerazione tali aspetti risulta innegabile
come atti quali lanciare nel cielo a folle velocità una colomba appesa ad un
filo, come costringere oche a sfidarsi trascinando carretti, organizzare
corse tra rane, imporre ad asini di competere su percorsi accidentati e di
fortuna, obbligare buoi a tirare carichi pesantissimi su strade in salita
configurino un maltrattamento facilmente verificabile.
Nel 1980 L'UNESCO dichiarava: "La tauromachia, terribile e venale arte del
torturare ed uccidere animali in pubblico seguendo regole definite, è causa
di traumi in adulti e bambini sensibili, contribuisce a peggiorare le
condizioni dei nevrotici attratti da questo genere di spettacoli, snatura il
rapporto uomo-animale, si pone come affronto alla morale, all'istruzione,
alla scienza ed alla cultura".