Considerazioni scientifiche sul Vegetarismo

E' disponibile all'URL: http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital.htm
la traduzione italiana della nuova "Posizione dell'American Dietetic
Association e dei Dietitians of Canada: Diete Vegetariane". pubblicato
su: J Am Diet Assoc. 2003;103: 748-765.
Questo testo sarà valido fino al 31 dicembre 2007
In sintesi:
"POSIZIONE UFFICIALE
L'American Dietetic Association ed i Dietitians of Canada affermano che le
diete vegetariane correttamente bilanciate sono salutari, adeguate dal punto
di vista nutrizionale e che comportano benefici per la salute nella
prevenzione e nel trattamento di alcune patologie."
Questo accurato e rigoroso documento è il risultato della collaborazione
tra l’American Dietetic Association ed i Dietitians of Canada, le 2 più
prestigiose associazioni di nutrizionisti nordamericane.
E' importante ricordare come molte altre Posizioni di Società
medico-scientifiche nordamericane abbiano già assunto valore di riferimento
internazionale. E' quindi giusto attivarsi affinchè anche questa Posizione
divenga un riferimento scientifico internazionale, e venga quindi diffusa ed
Vi invitiamo a leggere il documento ed a farne omaggio di una copia a tutti
i medici e nutrizionisti che conoscete: diffondiamolo, per aiutare anche
"gli altri" a comprendere l'impatto sulla salute della scelta
vegetariana.
NB: sara' disponibile a breve anche una versione in PDF piu' comoda da
stampare.
dr.ssa Luciana Baroni Presidente SSNV-onlus.
Perché milioni di
uomini soffrono la fame
di Jeremy
Rifkin, traduzione di Rosalba Fruscalzo
Da
espressonline
I ministri
dell'agricoltura di varie parti del mondo si riuniranno a Roma in occasione
del World Food Summit, il vertice mondiale sull'alimentazione. Sponsorizzato
dalla Fao (Food and Agricultural Organization), il vertice affronterà una
questione critica: sfamare la crescente popolazione mondiale nel corso del
ventunesimo secolo. Si prevedono centinaia di discorsi, incontri e seminari
su come creare un approccio di sviluppo sostenibile e su come sfamare circa
un miliardo di esseri umani che sono al momento denutriti. Ma più
interessante dell'ordine del giorno sarà certamente il menù. Sia in
occasione delle cene ufficiali che degli incontri delle Organizzazioni non
governative c'è infatti da aspettarsi un consumo di grandi quantità di carne
bovina e non. E qui resta la contraddizione e la sfida che i delegati - e
tutti noi - ci troveremo a dover fronteggiare quando si tratterà di
affrontare la questione dell'alimentazione dei nostri simili.
Il fatto è che centinaia di milioni di persone nel mondo lottano ogni giorno
contro la fame perché gran parte del terreno arabile viene oggi utilizzato
per la coltivazione di cereali ad uso zootecnico piuttosto che per cereali
destinati all'alimentazione umana. I ricchi del pianeta consumano carne
bovina e suina, pollame e altri di tipi di bestiame, tutti nutriti con
foraggio, mentre i poveri muoiono di fame. Negli ultimi cinquant'anni la
nostra società globale ha costruito a livello mondiale una scala di proteine
artificiali sul cui gradino più alto ha collocato la carne bovina e quella
di altri animali nutriti a foraggio. Oggi i popoli ricchi, specie in Europa,
Nord America e Giappone, se ne stanno appollaiati in cima a questa catena
alimentare divorando il patrimonio dell'intero pianeta. Il passaggio
avvenuto nel mondo agricolo dalla coltivazione di cereali per
l'alimentazione umana a quella di foraggio per l'allevamento degli animali
rappresenta una nuova forma di umana malvagità, le cui conseguenze
potrebbero essere di gran lunga maggiori e ben più durature di qualunque
sbaglio commesso in passato dall'uomo contro i suoi simili.
Oggi, oltre il 70 per cento del grano prodotto negli Stati Uniti è destinato
all'allevamento del bestiame, in gran parte bovino. Sfortunatamente, di
tutti gli animali domestici, i bovini sono fra i convertitori di alimenti
meno efficienti. Sperperano energia e sono da molti considerati le
"Cadillac" delle fattorie animali. Per far ingrassare di circa mezzo chilo
un manzo da allevamento, occorrono oltre 4 chili di foraggio, di cui oltre 2
chili e mezzo sono cereali e sottoprodotti di mangimi, e il restante chilo e
mezzo è paglia tritata. Questo significa che solo l'11 per cento di foraggio
assunto dal manzo diventa effettivamente parte del suo corpo; il resto viene
bruciato come energia nel processo di conversione, oppure assimilato per
mantenere le normali funzioni corporee, oppure assorbito da parti del corpo
che non sono commestibili, ad esempio la pelle o le ossa.
Quando un manzo di allevamento sarà pronto per il macello, avrà consumato
1.223 chili di grano e peserà approssimativamente 475 chilogrammi.
Attualmente, negli Stati Uniti, 157 milioni di tonnellate di cereali, legumi
e proteine vegetali, potenzialmente utilizzabili dall'uomo, sono destinate
alla zootecnia: è una produzione di 28 milioni di tonnellate di proteine
animali che l'americano medio consuma in un anno. I bovini e il resto del
bestiame stanno divorando gran parte della produzione di grano del pianeta.
È necessario sottolineare che si tratta di un nuovo fenomeno agricolo, del
tutto diverso da quanto sperimentato prima d'ora. Ironicamente, la
transizione dal foraggio al mangime è avvenuta senza troppe polemiche,
nonostante si tratti di un fatto che ha avuto, nella politica di utilizzo
del territorio e di distribuzione alimentare, un impatto maggiore di
qualunque altro singolo fattore.
In tutto il mondo la domanda di cereali per la zootecnia continua a crescere
perché le multinazionali cercano di capitalizzare sulla richiesta di carne
proveniente dai paesi ricchi. Fra il 1950 e il 1985, gli anni boom
dell'agricoltura, negli Stati Uniti e in Europa, due terzi dell'aumento di
produzione di grano sono stati destinati alla fornitura di cereali
d'allevamento per lo più bovino. Nei paesi in via di sviluppo, la questione
della riforma agricola ha periodicamente chiamato a raccolta intere
popolazioni di agricoltori, nonché generato sommosse politiche populiste.
Tuttavia, mentre le questioni della proprietà e del controllo della terra
sono sempre state temi di grande rilevanza, il problema di come la terra
venisse utilizzata ha sempre suscitato meno interesse nell'ambito del
dialogo politico. Eppure, è stata la decisione più iniqua della storia
quella di usare la terra per creare una catena alimentare artificiale che ha
portato alla miseria centinaia di milioni di esseri umani nel mondo. È
importante tenere a mente che un acro di terra coltivato a cereali produce
proteine in misura cinque volte maggiore rispetto ad un acro di terra
destinato all'allevamento di carni; i legumi e le verdure possono produrne
rispettivamente 10 e 15 volte tanto.
Le grandi multinazionali che producono semi e prodotti chimici per
l'agricoltura, allevano bestiame e controllano i mattatoi e i canali di
marketing e distribuzione della carne, hanno tutto l'interesse di
pubblicizzare i vantaggi del bestiame allevato a cereali. La pubblicità e le
campagne di vendita destinate ai paesi in via di sviluppo equiparano ed
associano all'allevamento di bovini nutriti a foraggio il prestigio di quel
dato paese. Salire la scala delle proteine è diventato un simbolo di
successo che assicura l'entrata in un club elitario di produttori che sono
in cima alla catena alimentare mondiale. Il periodico americano "Farm
Journal" riflette con queste parole i pregiudizi della comunità
agro-industriale: «Incrementare e diversificare le forniture di carne sembra
essere il primo passo di ogni paese in via di sviluppo. Iniziano tutti con
l'allevamento di polli e con l'installazione di attrezzature per la
produzione delle uova: è il modo più veloce ed economico che permette di
produrre proteine non vegetali. Poi, quando le loro economie lo permettono,
salgono "la scala delle proteine" e spostano la loro produzione verso carne
suina, latte, latticini, manzo nutrito al pascolo. Per poi arrivare, in
alcuni casi, al manzo allevato con grano raffinato».
Incoraggiare altri paesi a salire la scala delle proteine promuove gli
interessi degli agricoltori americani e delle società agro-industriali.
Molti americani saranno sorpresi di sapere che due terzi di tutto il grano
esportato dagli Stati Uniti verso altri paesi è destinato all'allevamento
del bestiame più che a soddisfare il fabbisogno di cibo dei popoli.
Molti paesi in via di sviluppo hanno iniziato a salire la scala delle
proteine all'apice del boom agricolo, quando la tecnologia della
"rivoluzione verde" produceva grano in eccesso. Nel 1971 la Fao suggerì di
passare al grano grezzo che poteva essere consumato più facilmente dal
bestiame. Il governo americano incoraggiò ulteriormente i suoi programmi di
aiuti all'estero, collegando gli aiuti alimentari allo sviluppo sul mercato
dei cereali foraggieri. Società come la Ralston Purina e la Cargill hanno
ricevuto finanziamenti governativi a basso tasso di interesse per la
gestione di aziende avicole e l'uso di cereali foraggeri nei paesi in via di
sviluppo, iniziando queste nazioni al viaggio che le avrebbe condotte verso
la scala delle proteine. Molte nazioni hanno seguito il consiglio della Fao
e si sono sforzate di rimanere in cima a questa scala anche dopo che gli
eccessi della "rivoluzione verde" erano svaniti. Negli ultimi 50 anni la
produzione mondiale di carne si è quintuplicata.
Il passaggio dal cibo al mangime continua velocemente in molti paesi in modo
irreversibile, nonostante il crescente numero di persone che muoiono di
fame. Le conseguenze di queste trasformazioni - e il significato che hanno
per l'uomo - sono state drammaticamente dimostrate da quanto accaduto in
Etiopia nel 1984, quando migliaia di persone sono morte di fame. L'opinione
pubblica non era al corrente del fatto che in quel momento l'Etiopia stesse
utilizzando parte dei suoi terreni agricoli per la produzione di panelli di
lino, di semi di cotone e semi di ravizzone da esportare nel Regno Unito e
in altri paesi europei come cereali foraggieri destinati alla zootecnia. Al
momento sono milioni gli acri di terra che nel Terzo mondo vengono
utilizzati esclusivamente per la produzione di mangime destinato
all'allevamento del bestiame europeo.
Purtroppo, l'80 per cento dei bambini che nel mondo soffrono la fame vive in
paesi che di fatto generano un surplus alimentare che viene però per lo più
prodotto sotto forma di mangime animale e che di conseguenza viene
utilizzato solo da consumatori benestanti. Al momento, uno sconcertante 36
per cento della produzione mondiale di grano è consacrato all'allevamento
del bestiame. Nelle aree in via di sviluppo, dal 1950 ad oggi, la
quota-parte di grano destinata alla zootecnia è triplicata ed ora supera il
21 per cento del totale di grano prodotto. In Cina, dal 1960 ad oggi, la
percentuale di grano da allevamento è triplicata (dall'8 al 26 per cento).
Nello stesso periodo, in Messico, la percentuale è cresciuta dal 5 al 45 per
cento, in Egitto dal 3 al 31, ed in Thailandia dall'uno al 30 per cento.
L'ironia dell'attuale sistema di produzione è che milioni di ricchi
consumatori dei paesi industrializzati muoiono a causa di malattie legate
all'abbondanza di cibo - attacchi di cuore, infarti, cancro, diabete -
malattie provocate da un'eccessiva e sregolata assunzione di grassi animali;
mentre i poveri del Terzo mondo muoiono di malattie poiché viene loro negato
l'accesso alla terra per la coltivazione di grano e cereali destinati
all'uomo. Le statistiche parlano chiaro: sarebbero 300 mila gli americani
che ogni anno muoiono prematuramente a causa di problemi di sovrappeso. Un
numero destinato ad aumentare. Secondo gli esperti, nel giro di qualche
anno, se continuano le attuali tendenze, sempre più americani moriranno
prematuramente più per cause di obesità che per il fumo delle sigarette.
Attualmente il 61 per cento degli americani adulti è in sovrappeso. Ma
contrariamente a quanto si crede, gli americani non sono i soli ad essere
grassi. In Europa, oltre la metà della popolazione adulta fra i 35 e i 65
anni ha un peso superiore al normale. Nel Regno Unito il 51 per cento della
popolazione è in sovrappeso e in Germania si registra un eccedenza di peso
nel 50 per cento degli individui. Anche nei paesi in via di sviluppo, fra le
classi più abbienti della società, il numero degli obesi va velocemente
crescendo. Il Who (World Health Organization) sostiene che la ragione
principale di tutto ciò è "l'assunzione di cibi ad alto contenuto di grassi
la predilezione dell' "hamburger life style". Secondo il Who, il 18 per
cento della popolazione dell'intero globo è obesa, più o meno quante sono le
persone denutrite. Mentre i consumatori dei paesi ricchi letteralmente
fagocitano se stessi fino alla morte, seguendo regimi alimentari carichi di
grassi animali, nel resto del mondo circa 20 milioni di persone l'anno
muoiono di fame e di malattie collegate.
Secondo le stime, la fame cronica contribuisce al 60 per cento delle morti
infantili. Il consumo di grandi quantità di carne, specie quella di bovini
nutriti a foraggio, è visto da molti come un diritto fondamentale e un modo
di vita. La società dell'hamburger di cui fanno parte anche persone alla
disperata ricerca di un pasto al giorno non viene mai sottoposta al giudizio
della pubblica opinione. I consumatori di carne dei paesi più ricchi sono
così lontani dal lato oscuro del circuito grano-carne che non sanno, né gli
interessa sapere, in che modo le loro abitudini alimentari influiscano sulle
vite di altri esseri umani e sulle scelte politiche di intere nazioni.
Il punto è questo. Con molta probabilità al World Food Summit si parlerà
molto di come incrementare la produzione alimentare. E senza dubbio le
società biotecnologiche saranno lì a fare propaganda ai loro "super semi"
geneticamente modificati. I paesi del G-7 e le Organizzazioni non
governative parleranno della necessità di estendere gli aiuti alimentari.
Gli stati del Sud del mondo parleranno di accordi più equi per il commercio
globale e di come assicurare prezzi più alti per le proprie merci e i propri
prodotti. Probabilmente si discuterà addirittura della necessità di una
riforma agricola nei paesi poveri.
Ma il tema assente dal panorama dei dibattiti sono le abitudini alimentari
dei consumatori dei paesi ricchi che preferiscono mangiare prodotti animali
pieni di grassi e altri cibi al top della catena alimentare globale, mentre
i loro fratelli del Terzo mondo muoiono di fame perché gran parte del
terreno agricolo viene utilizzato per la coltivazione di cereali destinati
agli animali. Da troppo tempo ormai aspettiamo una discussione globale su
come meglio promuovere una dieta vegetariana diversificata, ad alto
contenuto di proteine e adatta all'intera umanità.
Così quando i delegati ufficiali e quelli delle organizzazioni non
governative termineranno gli incontri giornalieri previsti dal World Food
Summit della Fao e si siederanno a tavola, la vera politica
dell'alimentazione sarà seduta lì e sarà proprio di fronte ai loro occhi,
nei loro piatti.
Umberto
Veronesi a proposito di cancro
L'espresso,
8 marzo 2005 Veronesi: la mia dieta anti-cancro
Un'alimentazione non sana può essere cancerogena. Il cibo può diventare
un veicolo di sostanze nocive, tossiche per l'apparato cardiocircolatorio
e per il sistema digerente, e talvolta potenzialmente in grado di
provocare tumori. Io sono un vegetariano convinto per ragioni etiche (non
mi va di soddisfare la gola a spese del dolore e della morte di altri
animali), ma nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni scientifiche
più che accertate. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa
situazione, perché dall'atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e
quindi sull'erba che, mangiata dal bestiame, si accumulano nei suoi
depositi adiposi, e infine arrivano sul nostro piatto quando mangiamo la
carne. Non è vero che la carne è necessaria al nostro sostentamento. Non
solo i vegetali ci mettono a disposizione tutto quanto occorre alla vita,
ma in essi si trovano anche le proteine, contrariamente a quanto la gente
crede. Del resto, in termini evoluzionistici l'uomo discende dalla
scimmia, è un primate. Proprio la recentissima mappatura del genoma ci ha
permesso la prova scientifica dell'intuizione di Darwin. Il 99 per cento
del nostro Dna è esattamente identico a quello dello scimpanzé, e noi
siamo uguali a lui per le nostre funzioni di ogni tipo. Abbiamo in più il
gene del linguaggio, e questo ci differenzia. Senza linguaggio non c'è
civiltà, come senza la scrittura non ci sarebbe la storia del genere
umano. Per il resto, il nostro metabolismo è quello dei primati, che non
sono carnivori e che si nutrono di bacche, cereali, legumi, frutti. Il
nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il
consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci
indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E
pensiamo al neonato, che nei primi mesi quadruplica il suo peso nutrendosi
solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma
servirebbe proprio a tenere lontane le malattie. Solo tre anni fa, il
Rapporto dell'Organizzazione mondiale della Sanità sulla salute nel mondo
attribuiva a un insufficiente consumo di frutta e legumi quasi tre milioni
di decessi.
CARNE E CANCRO
Le Linee Guida per la prevenzione dei tumori degli Usa, redatte da World
Cancer Research Found/American Istitute for Cancer Research nel 1997
indicano l’aderenza ad una dieta ricca di fibre e povera di grassi, che
includa veri tipi di frutta, verdura, cereali integrali e legumi, come
migliore strategia per la prevenzione del cancro. E’ stato
sperimentalmente accertato che eliminando il consumo di carne si può
ottenere una riduzione del rischio di infarto del 90%, e del 97% di rischio
di ictus cerebrale.
Che la carne sia cancerogena lo affermano i famosi clinici americani
Armstrong e Doll (International Journal of Cancer 1975); i ricercatori dell’American
Foundation di NeW York, i ricercatori del National Medical Center degli USA;
i prof. Caprilli e Pietroiusti dell’Istituto di Clinica Medica 2 dell’Università
di Roma; i diversi clinici partecipanti al Simposio internazionale di
Cancerologia tenutosi nel 1984 a Montecarlo. In particolare mediante studi
epidemiologici è stata dimostrata una sicura relazione tra diete ricche di
proteine e grassi animali e alcuni tipi di cancro, in particolare cancro al
seno, al pancreas, alla prostata.
Inoltre l’Agenzia internazionale di Ricerche sul Cancro, con sede a Lione,
ha condotto un’indagine a tappeto in 7 paesi europei tra cui l’Italia in
cui si dimostra che i tumori al colon e al retto sono più numerosi nei
Paesi maggiormente sviluppati nei quali esiste un consumo eccessivo di
grassi e di proteine animali e che esiste un legame evidente tra dieta
iperlipidica e iperproteica e il cancro alla mammella.
Il prof. Rollo Russell, nel suo saggio “Notes on the of Cancer” scrive:
“Ho rilevato che su 25 nazioni con popolazione prevalentemente carnivora
19 presentano un’alta percentuale di cancro e soltanto una presenta una
percentuale bassa, mentre su 35 nazioni ad alimentazione prevalentemente
vegetariana nessuna presenta una percentuale notevole di cancro: La rivista
“Brithis Medical Journalnel 1994 ha pubblicato i risultati di uno studio
condotto da Margaret Thorogood della Scuola di Igiene e Medicina Tropicale
di Londra, su 5.000 consumatori abituali di carne, il cui stato di salute è
stato messo a confronto con quello di 6.000 vegetariani. Si è constatato
che nel gruppo dei vegetariani esiste una considerevole minore possibilità
di morire di cancro. Lo stesso giornale, mediante un’altra indagine
statistica, ha indicato fino al 40% la possibilità in meno che ha un
vegetariano di contrarre cancro rispetto ad un carnivoro.
Nel numero 5 della rivista medico-scientifica “Medico e Paziente” del
1989 si legge: “E’ ormai accertato da numerosi e differenti studi che
esiste una relazione tra tumori e regime dietetico. In particolare. Tra i
fattori ambientali un posto di rilievo spetta alla dieta che sembra essere
coinvolta nel 50% di tutte le neoplasie femminili e nel 30 % di tutti i
tumori maschili. Nella prevenzione del cancro le fibre hanno un ruolo molto
importante. Per ciò che riguarda il cancro allo stomaco i cibi maggiormente
incriminati sono di origine animale. La percentuale di cancro al colon
aumenta con il quantitativo di grassi animali. Da notare che quest’ultima
malattia è poco diffusa tra le popolazioni a regime vegetariano, come gli
africani a regime tribale, gli Avventisti del Settimo Giorno, i Mormoni, gli
Indiani del Nord America.
E’ stato inoltre dimostrato che molti tipi di cancro, come quello alle
ovaie, sono legati al consumo di latte e formaggi e anche il diabete
insulino dipendente è legato al consumo di alimenti lattiero-caseari.
Infatti vi sono popolazioni dell’Asia e dell’Africa Nera che assumono
pochissimo Calcio dagli alimenti eppure non conoscono l’osteoporosi,
mentre altre popolazioni, come quelle occidentali o gli Eskimesi che
assumono enormi quantità di calcio, presentano un tasso di osteoporosi
elevatissimo.
Nelle pagine Tuttoscienze che il quotidiano La Stampa pubblica ogni
mercoledì, Marina Verna, giornalista scientifica e redattrice di tali
pagine, ha informato di aver partecipato ad un importante Congresso medico
specializzato per il cancro in America durante il quale i relatori
convennero tutti sul fatto che il cibo carneo è direttamente cancerogeno ma
convennero anche che tale grave conclusione non doveva venire propagata per
“non provocare una rivoluzione nella cultura alimentare corrente”. Il
fatto è riferito a pag. 9 del libro di Marisa di Bartolo “Il cannibale
vegetariano” Ed. Proget/Kosmos.
Numerosi studi epidemiologici hanno confermato lo stretto legame tra stile
alimentare e rischio di sviluppare un tumore(Chief Medical 1998; National
Research Council 1989; World Cancer Research Fund 1997); in particolare è
stato stimato che il 35% delle patologie neoplastiche sia correlato ad
abitudini alimentari scorrette (Doll R. and Peto R. 1981; Riboli E. 1992;
Willett W.1995).
Che la carne sia cancerogena lo hanno affermato fin dal 1975 i famosi
clinici americani Armstrong e Doll (International Journal of Cancer ) i
ricercatori dell’american Foundation di New York con a capo il clinico
Ernest Winder, l’equipe di scienziati di Barry Commoner della Washington
University di Sant Louis nel Mussuri USA, i ricercatori della National
Medical Center degli USA, i proff. Caaprilli e Petroselli dell’istituto di
Clinica medica 2 dell’Università di Roma, i diversi clinici partecipanti
al simposio internazionale di Cancerologia tenutosi nel 1984 a Montecarlo.
Ilprof. Rollo Russell, nel suo saggio “Notes on the causation of cancer”
scrive:“Ho rivelato che su 25 nazioni con popolazione prevalentemente
carnivora, 19 presentano un’alta percentuale di cancro, mentre su 35
nazioni ad alimentazione prevalentemente vegetariana, nessuna presenta una
percentuale notevole di cancro”.
Un’indagine statistica sulla cancerogeneità della carne condotta dal
Brithis Medical Journal ha indicato fino al 40% la possibilità in meno di
un vegetariano di contrarre cancro rispetto ad un carnivoro.
Nell’Università di Cambridge in Inghilterra, il dr. Khaw nel 2001 ha
dimostrato, mediante un memorabile esperimento di massa durato diversi anni
e coinvolgente miglia di persone, che la soluzione migliore contro i tre
maggiori killer mondiali (cardiopatie, cancro e diabete) stanno in una
semplice dieta fruttariana-vegetariana.
Test sul rischio
d'infarto e ictus
E’ disponibile sul sito di SSNV l'HeartScreen - Autotest del rischio di
Con 8 semplici domande, il test fornisce
http://www.scienzavegetariana.it/test/heartscreen/
Buon test!
La Segreteria di Redazione di SSNV
Le
sostanze tossiche della carne
La carne non è altro che il cadavere
di un essere che era metabolicamente attivo. Ecco i problemi che ne
derivano:
Quando un animale viene macellato, le sostanze di scarto che normalmente
sarebbero eliminate dal flusso sanguigno rimangono nella carne in via di
putrefazione. Chi mangia carne introduce nel proprio corpo rifiuti tossici
che normalmente l'animale avrebbe eliminato con l'urina. Il dottor Owen S.
Parret, nella sua pubblicazione "perché io non mangio carne"
osserva che quando si fa bollire la carne di manzo, i rifiuti appaiono
sulla superficie nella forma di un estratto solubile che, all'analisi
chimica, risulta molto simile all'urina.
La carne è costituita dal tessuto muscolare degli animali. Essa non si può
consumare fresca, poiché a causa delle modificazioni fisico-chimiche che
si verificano nei muscoli (a partire da quelli più attivi) per accumulo
di acido lattico, dopo la macellazione sopravviene il loro blocco per 1-2
giorni detto rigor mortis, che termina circa 70-80 ore dopo. Per
raggiungere il giusto grado di "tenerezza" è necessaria allora
la frollatura, consistente nel tenere i quarti di macellazione a
temperatura compresa fra 0 e 4 gradi centigradi per un periodo che va dai
2 ai 20 giorni, con conseguente dissoluzione del tessuto collagene ed una
prima alterazione delle cellule del muscolo.
Si tratta del disfacimento cellulare che prelude alla vera e propria
putrefazione, con formazione di molte sostanze tossiche, le ptomaine,
presentanti le reazioni generali degli alcaloidi e dette perciò anche
alcaloidi cadaverici, e consistenti in basi organiche provenienti
dall'azione dei batteri (in genere decarbossilizzazioni) su sostanze
proteiche, lipidi, e acidi nucleici. Le più note sono scatolo, indolo,
putrescina, cadaverina, neurina. Da ciò deriva la necessità di
sottoporre le carni destinate al consumo non immediato a procedimenti che
le rendano conservabili (congelamento, essiccamento, affumicatura,
salatura, inscatolamento), o che le trasformino in prodotti non deperibili
(es. estratti di carne).
Altra temibile sostanza tossica che aumenta durante la putrefazione
(quindi già presente prima di essa), soprattutto a causa dello sviluppo
di calore nelle reazioni esotermiche, è l'aldeide malonica, sicuramente
cancerogena. Tale composto aumenta enormemente con la cottura, in
particolare quella alla griglia.
Comunque presenti, indipendentemente dalla putrefazione, vi sono poi le
leucomaine (alcaloidi derivanti dalla disammilazione delle sostanze
albuminoidi dei tessuti viventi per idratazione intravitale), cioè le
basi creatiniche, le purine, l'ammoniaca, l'urea, l'acido urico, la
creatinina (anidride della creatina), l'acido ippurico (cristalli bianchi,
inodori, solubili in alcool e acqua, prodotto di ossidazione di sostanze
proteiche introdotte con gli alimenti), tutti cataboliti di scarto più o
meno tossici, presenti solo perché l'organismo dell'animale era
metabolicamente attivo.
Estratto da: http://www.divietodaccesso.org/ali6.asp
Per
risparmiare acqua, mangiare meno carne
E' la dieta di una persona, non tanto il tempo che trascorre sotto la
doccia, a determinare quanta acqua consumi, al punto che chi ama le
bistecche o un arrosto di agnello attinge in quantità doppia di un
vegetariano, alle sempre più scarse risorse idriche mondiali.
Lo afferma il direttore generale dell'International Water Management
Institute, prof. Frank Rijsberman, nella relazione presentata oggi al
Congresso internazionale di scienza delle colture, in corso a Brisbane in
Australia.
''In media ci vuole una quantità di acqua 70 volte maggiore per produrre
cibo per le persone, rispetto all'acqua consumata per usi domestici'',
spiega Rijsberman. E inoltre per produrre un chilo di manzo è necessaria
una quantità di acqua oltre 13 volte superiore a quella necessaria a
produrre lo stesso peso in cereali.
Quindi la dieta di un tipico mangiatore di carne ha un costo di 5.400
litri d'acqua al giorno, il doppio di un vegetariano che riceve lo stesso
valore nutritivo.
L'esperto avverte che fino a due terzi dell'umanità saranno esposti a
scarsità d'acqua nei prossimi decenni, a causa in parte delle domanda
crescente di cibi e servizi con alto contenuto d'acqua, e particolarmente
in aree di basse precipitazioni e forte popolazione, come l'Africa ed il
Medio Oriente.
Nazioni come Sudafrica, Egitto, Pakistan, India e Corea del sud
soffriranno tutti di carenza di acqua a causa della crescita di
popolazione e dello sviluppo agricolo.
Rijsberman sottolinea tuttavia che nonostante le sempre più grave scarsità,
parte del problema è costituto da sistemi di raccolta ed erogazione
inefficienti, specie in Africa ed in parti dell'Asia. Lo studioso ha
ricordato la crisi mondiale dell'energia negli anni 1970, che costrinse le
imprese ed i governi a migliorare notevolmente l'efficienza energetica.
''Questo può essere il modello da seguire per il consumo d'acqua nei
prossimi anni'', sostiene Rijsberman. ''In quelle circostanze, il legame
tra crescita economica e uso di energia, considerato a lungo un elemento
fisso, fu spezzato e le economie da allora sono diventate molto meno
esigenti in termini di energia. Un simile cambiamento è ora necessario
per l'acqua''.
Tratto da: http://www.ansa.it
- Ottobre 2004
CARNE
E MEDICI GENERICI
di Franco Libero Manco
Ciò che maggiormente induce la stragrande maggioranza delle persone a
mangiare la carne è il parere dei medici, da quelli generici a quelli che
appaiono in televisione, i quali ad ogni circostanza tornano a ribadire
che la carne è necessaria per la salute, perché contiene proteine di
“alto valore biologico”, ferro ecc. A mio avviso le persone dovrebbero
tener conto di questo:
- se il medico che consiglia di mangiar carne avesse ragione come spiega
l’ottima salute di coloro che la carne non la mangiano?
- se i medici mettessero in pratica le loro teorie alimentari dovrebbero
godere ottima salute e vivere più a lungo della media comune, invece
questo non succede;
- i medici generici non hanno conoscenza di problemi alimentari, a meno
che non abbiano studiato scienza dell’alimentazione, diversamente la
loro conoscenza in materia è paragonabile a quella di chiunque;
- il parere dei medici è spesso errato, come dimostra la storia della
medicina: per secoli hanno considerato la verdura e la frutta come cibi
superflui e ne sconsigliavano l’utilizzo;
- in televisione i medici dicono ciò che loro impone il settore che
rappresentano, mentre i medici che non sono vincolati da schemi
prestabiliti e conoscono la scienza dell’alimentazione sostengono la
dannosità della carne;
- l’OMS afferma che non bisogna consumare la carne più di 2 volte a
settimana: se è necessario limitare l’utilizzo di questo alimento vuol
dire che è dannoso, infatti i pericoli vengono solo da alimenti animali e
derivati mai da alimenti vegetali biologici;
- invogliare a consumare la carne perché questa contiene ferro o proteine
è come spingere la gente a mangiare la cicuta perché questa magari
contiene principi contro il mal di testa.
Quanti
sono i vegetariani nel mondo?
Austria
Abitanti: 8,1 milioni
Vegetariani: 3-4% (stima Luglio 2002)
Belgio
Abitanti: 10,2 milioni
Vegetariani: 2% (sondaggio eseguito per conto di GAIA) - (Luglio 2002)
Francia
Abitanti: 58,6 milioni
Vegetariani: meno del 2% (Fonte: Alliance Végétarienne) - (Luglio 2002)
Germania
Abitanti: 82 milioni
Vegetariani: circa l'8% (sondaggio - Fonte Vegetarier-Bund Deutschlands
e.V.) - (Luglio 2002)
India
Abitanti: 997,5 milioni
Vegetariani: tra il 15 e il 20% - (Luglio 2002)
Irlanda
Abitanti: 3,7 milioni
Vegetariani: circa il 6 % (stima) - (Fonte: Vegetarian Society of Ireland)
- (Luglio 2002)
Italia
Abitanti: quasi 58 milioni
2002 - Vegetariani: 5% (2,9 milioni) - (sondaggio Eurispes primo semestre
2002)
2004 - Vegetariani: 9,5% (5,5 milioni) - Vegan: 1% (580.000)
- (sondaggio AC Nielsen, estate 2004, eseguito su 17.000 persone)
Norvegia
Abitanti: 4,5 milioni
Vegetariani: tra il 2% e il 4% (sondaggi di opinione - Fonte:
Dyrevernalliansen, Norway) - (Luglio 2002)
Paesi Bassi
Abitanti: 15,8 milioni
Vegetariani: 4-5% (stima) - (Fonte: Nederlandse Vegetariersbond) - (Luglio
2002)
Polonia
Abitanti: 38,6 milioni
Vegetariani: meno dell'1% (Gennaio 2003)
Portogallo
Abitanti: 10 milioni
Vegetariani: circa il 2% (stima galaxia-alfa.com) - (Gennaio 2003)
Regno Unito
Abitanti: 59,5 milioni
Vegetariani: stimati tra il 7 e il 10% (elevata tra i giovani - Fonte: The
Vegetarian Society UK) - (Luglio 2002)
Repubblica Ceca
Abitanti: 10,2 milioni
Vegetariani: 1-2% (Fonte: StemMark Agency, Prague, Czech Republic) -
(Gennaio 2003)
Romania
Abitanti: 25 milioni
Vegetariani: circa il 4% (Fonte: Romanian Vegetarian Society) - (Gennaio
2003)
Slovacchia
Abitanti: 5,4 milioni
Vegetariani: circa l'1% (Fonte: Vegetarianska Spolocnost) - (Gennaio 2003)
Spagna
Abitanti: 39,4 milioni
Vegetariani: circa il 2% (Fonte: Asociacion Vegana Espanola [AVE]) -
(Luglio 2002)
Stati Uniti
Abitanti: 278,3 milioni
Vegetariani: 9% (elevata percentuale tra i giovani) - (Fonte: sondaggio
Time/CNN Luglio 2002)
Svezia
Abitanti: 8,8 milioni
Vegetariani: almeno il 7% (in alcune scuole un terzo degli studenti è
vegetariano) - (Fonte: Swedish Vegan Society) - (Luglio 2002)
Svizzera
Abitanti: 7,1 milioni
Vegetariani: 9% (secondo lo studio Nutritrend, Nestlé, 2001 - una cifra
più realistica è circa il 4%) - (Fonte: Swiss Union for Vegetarianism) -
(Luglio 2002)
N.B. Il superamento dei vegetariani sugli onnivori è stimato intorno
al 2050, forse anche prima, in funzione della massa critica.
PERCHE' DIVENTARE
VEGETARIANI
Etica
L'organismo umano non ha alcuna necessità biologica di consumare carne,
anzi, l'alimentazione vegetariana presenta numerosi vantaggi per la
salute.
Le ragioni che spingono la maggior parte delle persone a includere la
carne nella propria dieta non hanno nulla a che vedere con la necessità
di sopravvivere. Gli uomini mangiano carne semplicemente per abitudine o
perché ne amano il sapore. La semplice abitudine o un piacere voluttuario
possono giustificare la tortura e l'uccisione sistematica di miliardi di
esseri senzienti?
Rispondere affermativamente a questa domanda significa che perfino il
semplice piacere che alcuni provano nel consumare carne viene di fatto
ritenuto più importante dell'immenso olocausto che questo piacere
implica.
Gli animali differiscono dagli esseri umani per molti aspetti, ma con gli
uomini condividono l'unica caratteristica moralmente rilevante e davvero
importante quando si tratta di stabilire se sia giusto ucciderli: la
capacità di soffrire.
Fino a poco tempo fa erano le differenze di razza che rendevano
tollerabili alcuni dei peggiori crimini compiuti dagli uomini, come la
schiavitù e il razzismo con cui quest'ultima veniva giustificata. Il
fatto che gli animali appartengano ad una specie diversa dalla nostra non
ci può consentire di trattare dei soggetti coscienti come degli oggetti.
SALUTE
Le diete vegetariane sono in grado di ridurre considerevolmente
l'incidenza di numerose patologie, in particolare delle patologie
degenerative che sono le prime cause di morte nei paesi industrializzati.
Molti studi rilevano il ruolo determinante della carne nell'insorgenza
delle più gravi e diffuse patologie dei paesi occidentali. Non è un caso
se i vegetariani e i vegani si ammalano considerevolmente meno di tumore,
ipertensione, arteriosclerosi, infarto, ictus, diabete, obesità, calcoli
e altre patologie. Gli studi epidemiologici compiuti sui vegetariani
rilevano che la loro dieta, se correttamente bilanciata, è perfettamente
in grado di fornire tutti i nutrienti necessari senza comportare maggiori
rischi di carenza rispetto alle diete onnivore. Per maggiori informazioni
e un vasto archivio di articoli su alimentazione vegetariana e salute,
potete visitare il sito della Società Scientifica di Nutrizione
Vegetariana http://www.scienzavegetariana.it/(SSNV),
dove troverete anche numerosi consigli.
LA FAME NEL MONDO
Nel 1999 la popolazione mondiale ha superato i 6 miliardi ed entro il
ventunesimo secolo supererà i 10. Già oggi 2 miliardi di persone sono
malnutrite e 840 milioni vivono ai limiti della sopravvivenza. È
impossibile alimentare tutta l'umanità con una dieta come quella
dell'americano o dell'europeo medio, in cui oltre il 60% delle proteine
deriva da fonti animali. La produzione di carne necessita enormi quantità
di prodotti vegetali da destinare all'alimentazione degli animali allevati
e quindi grandissime estensioni di terreno da adibire al pascolo o alla
coltivazione di foraggio.
Se gli alimenti vegetali anziché essere utilizzati per alimentare il
bestiame fossero direttamente destinati al consumo umano, si potrebbero
nutrire 650 milioni di affamati nel mondo.
Destinando un ettaro di terra all'allevamento bovino otteniamo in un anno
66 Kg di proteine. Destinando lo stesso terreno alla coltivazione della
soia otterremmo nello stesso tempo 1.848 Kg di proteine, cioè 28 volte di
più! Circa un terzo della produzione cerealicola mondiale viene
utilizzata per il bestiame e ben il 65% di tutta la terra coltivabile dei
paesi avanzati serve ad alimentare animali, mentre nel terzo mondo
centinaia di milioni di persone muoiono letteralmente di fame.
L'AMBIENTE
La produzione di alimenti vegetali è molto più ecologicamente
sostenibile della produzione di alimenti animali. E´ necessaria meno
terra per sfamare un vegetariano rispetto ad un onnivoro. L'impatto
ambientale di miliardi di esseri umani che mangiano carne è nettamente
superiore rispetto ad un'umanità vegetariana: non dovrebbero essere
abbattute le foreste per lasciare spazio ai pascoli e si dovrebbero
utilizzare meno energia sotto forma di combustibili fossili per coltivare
i campi (riducendo l'emissione di gas serra), meno pesticidi e meno
fertilizzanti.
Nella foresta dell'Amazzonia l'88% dei terreni disboscati è adibito a
pascolo. Secondo Ernst U. V. Weizäcker del Wuppertal Institute for
Climate, Environment and Energy, il contributo all'effetto serra dato
dagli allevamenti è circa pari a quello dato dalla totalità del traffico
degli autoveicoli nel mondo. In Italia vengono prodotti annualmente circa
cento milioni di quintali di deiezioni animali, con i conseguenti rischi
di inquinamento microbiologico anche per le falde acquifere. Esiste poi il
problema dei residui dei farmaci somministrati in maniera massiccia agli
animali (soprattutto antibiotici ed ormoni). Quasi la metà dell'acqua
potabile utilizzata ogni anno negli USA è destinata agli allevamenti.
Neppure il consumo di pesce è compatibile con il rispetto dell'ambiente e
con lo sviluppo sostenibile delle economie. La pesca è un business
colossale e di conseguenza sta comportando uno sfruttamento forsennato dei
mari. Inoltre, sia il pesce pescato che quello d´allevamento, muoiono per
soffocamento fra atroci sofferenze.
BAMBINI E VEGETARISMO
Se correttamente bilanciata una alimentazione vegetariana o vegana è
perfettamente in grado di coprire i bisogni nutrizionali dei bambini dopo
lo svezzamento. Prima dello svezzamento è fortemente consigliato
l'allattamento al seno. Il latte delle madri vegetariane e vegane è
completo dal punto di vista nutrizionale. Le madri vegane prima e durante
l'allattamento devono prestare particolare attenzione ad ottenere quantità
adeguate di vitamina D (soprattutto tramite l'esposizione al sole o
integratori), B12 (mediante cibi fortificati o integratori). E´
consigliabile inoltre il consumo di olio di semi di lino.
L'ADA (American Dietitian Association, la più importante associazione
americana di specialisti in scienza dell'alimentazione) ha dichiarato che
la dieta vegetariana e vegana offrono tutti i principi nutritivi necessari
alla crescita e allo sviluppo del bambino e diversi studi epidemiologici
su bambini vegetariani e vegani non macrobiotici lo confermano. Maggiori
informazioni su www.scienzavegetariana.it
VEGETARISMO IN CIFRE
capi di bestiame allevati nel mondo 15 miliardi
animali macellati ogni anno in Italia oltre 600 milioni
quantità di grano coltivato in USA per gli allevamenti 80%
percentuale di metano prodotto dal bestiame 15-20% del totale
raccolto di grano possibile per 1 ettaro di terra 8 tonnellate
quantità di carne prodotta utilizzando 1 ettaro di terra 320 kg
acqua consumata per produrre 1 kg di grano 200 litri
acqua consumata per produrre 1 kg di carne 20.000 litri
rischio d´infarto per l´italiano medio che consuma carne 50%
rischio d´infarto per l´italiano medio che non consuma carne 15%
mucche da latte þ vita media all´aria aperta 20 anni
mucche da latte þ vita media in batteria 5-6 anni
vitelli þ vita media all´aria aperta 20 anni
vitelli þ vita media in batteria 3-16 settimane
ovini þ vita media all´aria aperta 12 anni
ovini þ vita media industriale 3 mesi
suini þ vita media all´aria aperta 5 anni
suini þ vita media industriale 5-6 mesi
pollame þ vita media all´aria aperta 7 anni
pollame þ vita media in batteria 6 settimane
Dati
inquinamento animali
Le seguenti informazioni riguardano l’inquinamento delle falde acquifere e
dell’acqua in generale a causa del consumo di carne e derivati animali.
Tipiche composizioni
di scarichi provenienti dall’industria della concia
Solidi sospesi: concia vegetale (mg/l) 390 - 5.048; concia al cromo (mg/l)
452 - 20.645
BOD5: concia vegetale 278 – 3.556; concia al cromo 235 – 2.700
COD: concia vegetale 1.111 – 7.440; concia al cromo 232 – 4.208
Azoto totale: concia vegetale 144 - 424; concia al cromo 177 - 470
Cloruri: concia vegetale 2.100 – 3.750; concia al cromo 2.140 – 3.950
Solfuri: concia vegetale 15 - 99; concia al cromo 9 - 140
Cromo: concia al cromo 11 – 3.226
Principali
contaminanti presenti nelle acque di scarico
Concerie: ph, odore, materiali grossolani, materiali sedimentabili,
materiali in sospensione, BOD COD, metalli tossici, solfuri, solfati,
cloruri.
Macelli e conserviere, caseifici: materiali grossolani, materiali
sedimentabili, materiali in sospensione BOD COD.
Carichi unitari
prodotti per animali di maggiore interesse zootecnico
Kg deiezioni per giorno
Equini: solide 17; liquide 4,5
Bovini: solide 27; liquide 9,3
Ovini: solide 1,5; liquide 1,5
Suini: solide 5,5; liquide 1,5
Kg per anno
Equini: p totale 8,9; n totale 59,7
Bovini: p totale 7,4 – 15,7; n totale 54,8 – 112,5
Ovini: p totale 0,8 – 1,0; n totale 4,9 – 12,0
Suini: p totale 3,8 – 5,6; n totale 11,3 – 15,5
Valori della
popolazione umana equivalente per alcune tipologie industriali
Latterie senza caseificio: unità produttiva 1000 l di latte; popolazione
equivalente (abitanti) 25 - 70
Latterie con caseificio: unità produttiva 1000 l di latte; popolazione
equivalente (abitanti) 45 - 230
Macelli: unità produttiva 1 t di carne; popolazione equivalente (abitanti)
130 - 400
Stalle per bovini: unità produttiva 1 bovino; popolazione equivalente
(abitanti) 5 - 10
Stalle per suini: unità produttiva 1 suino; popolazione equivalente
(abitanti) 3
Allevamenti di polli: unità produttiva 1 pollo; popolazione equivalente
(abitanti) 0,12 – 0,25
Concerie: unità produttiva 1 t di pellame; popolazione equivalente
(abitanti) 1000 - 3500
Lavatura lane: unità produttiva 1 t di lana; popolazione equivalente
(abitanti) 2000 – 4500
Fonti di
contaminazione da fosforo (fonte ministero dell’ambiente)
Metabolica (deiezioni) 25%
Zootecnia 17%
Necrofagia
ne|cro|fa|gì|a
s.f.
1 TS zool., abitudine propria di alcuni animali di cibarsi di carogne
2 TS psic., perversione che induce a cibarsi di cadaveri
L’AVVOCATO
DEL DIAVOLO OVVERO: LE GIUSTIFICAZIONI DI CHI MANGIA LA CARNE
di Franco Libero Manco e Leila Nicoletti
“L’uomo è un animale onnivoro, ha
sempre mangiato la carne”
Non è vero che l’uomo ha sempre mangiato la carne. Per millenni questo
alimento è stato prerogativa dei benestanti: il popolo è stato quasi
sempre vegetariano o al limite consumava la carne saltuariamente, dal
momento che era più conveniente assicurasi il consumo giornaliero delle
uova delle galline, piuttosto che un pasto a base di carne; era più
conveniente usufruire del latte della pecora o della mucca, piuttosto che
consumare l’animale in pochi giorni. L’uomo nasce come animale
frugivoro e per milioni di anni si alimenta allo stesso modo delle scimmie
antropoidi , finché nell’ultima glaciazione Wurm dell’Era
Quaternaria, nel periodo detto Pleistocene, circa qualche milione di anni
fa, le foreste, diventate gradualmente inospitali a causa di cambiamenti
climatici, iniziati 17 milioni di anni fa, nell’era Terziaria, tra il
Miocene ed il Pliocene, si trasformano in savane e i nostri progenitori,
sprovvisti di qualunque arma naturale, adatta ad inseguire, a dilaniare e
a mangiare la durissima carne cruda della preda, per sopravvivere, si
adattarono a mangiare anche la carne, vivendo di sciacallaggio, cioè dei
resti degli animali predatori. L’introduzione, anche se relativamente
modesta dell’alimento carneo (circa il 25-30 %) nella loro dieta
naturale, fondamentalmente vegetariana, portò ad un calo a picco della
lunghezza della vita media dell’individuo (circa il 50%), probabilmente
dovuto al conseguente sviluppo delle malattie. L’uomo nasce nelle grandi
foreste dell’Africa equatoriale, come animale arboricolo, cioè che vive
principalmente sugli alberi, contemporaneamente allo sviluppo delle
angiosperme, le piante da frutto e, per circa 4 milioni di anni, si nutre
di frutta, semi, germogli, bacche, foglie e radici. Anche quando inserisce
nella sua dieta la carne, resta fondamentalmente vegetariano. Dedicandosi
sempre di più all’agricoltura e meno alla caccia, l’alimento carneo
diviene sempre più raro e, nel tempo, relegato soltanto ai ricchi, come
status simbolo di una condizione economica. L’uomo attuale, strettamente
imparentato con gorilla, scimpanzé, gibboni e urang- tang, appartiene
alla classe dei mammiferi, all’ordine dei primati, alla famiglia degli
ominidi, al genere homo, alla specie homo sapiens ed ha con questi in
comune il 98% circa del patrimonio genetico. E’ anatomicamente
strutturato come questi avendo, infatti, due mani e due piedi, niente
coda, occhi che guardano in avanti, ghiandole mammarie sul petto, milioni
di pori sudoripari nella pelle, pollice della mano opponibile, adatto a
raccogliere semi e frutti, apparato masticatorio come il nostro, canini
poco sviluppati, grandi molari smussati, adatti a triturare cibi duri e,
quindi, notevole spessore dello smalto, forma dei denti con cuspidi
arrotondati, incisivi ben sviluppati, adatti a tagliare i frutti e i
vegetali, inoltre ghiandole salivari ben sviluppate come le nostre, saliva
ed urina alcalina, lingua liscia, stomaco con duodeno, l’intestino
(lungo 12 volte la lunghezza del tronco) è sacculato, cioè a zone che
servono alla fermentazione degli alimenti vegetali, la placenta è
discoidale, il colon convoluto. Struttura anatomica generale praticamente
identica alla nostra. Il fatto che questi nostri parenti siano vegetariani
indica chiaramente che l’essere umano non sia stato strutturato dalla
natura a mangiare la carne, e che non è, come alcuni sostengono, un
animale onnivoro. L’animale onnivoro, infatti, ha 4 zampe, coda, occhi
che guardano di lato, mammelle sull’addome, incisivi assai sviluppati,,
molari possenti, formula dentale differente dalla nostra, saliva ed urina
acida, fondo dello stomaco arrotondato, canale intestinale 8 volte la
lunghezza del tronco, placenta non caduca. Anche se l’essere umano, per
la propria sopravvivenza, si è abituato a mangiare di tutto, questo non
vuol dire che sia predisposto ad essere onnivoro: lo è diventato per
sopravvivenza, per abitudine, vinto dal gusto della carne cotta. Ma, a
causa di questo cambiamento di dieta, ha pagato e paga con
malattie e con il conseguente accorciamento di almeno 20 anni della
sua vita I primi bracieri ardenti per cuocere il cibo risalgono soltanto a
50 mila anni fa. Da questa data l’uomo addomestica animali in recinti e
si dedica allo sviluppo dell’agricoltura, mentre la comparsa, in Egitto,
dei primi rulli di pietra per macinare il grano risalgono soltanto a 10
mila anni fa. In passato, la carne veniva consumata saltuariamente e per
questo l’organismo aveva più possibilità di metabolizzare questo
prodotto senza eccessivi effetti collaterali. Il problema del consumo
della carne arriva in Occidente dal 1950 in poi , in virtù del benessere
economico. Così, tutta la popolazione ha potuto finalmente appagare la
fame ancestrale di questo prodotto, facendone un uso smoderato, ma
sovvertendo la millenaria tradizione alimentare e con effetti devastanti
per la salute umana.
“La carne è necessaria alla nostra
salute”
Se questo fosse vero, coloro che non mangiano né carne né pesce e
nemmeno derivati di animali dovrebbero star male, invece godono ottima
salute. I medici nutrizionisti dovrebbero far attenzione a quel che
dicono, dal momento che la realtà dei fatti li smentisce clamorosamente e
le loro affermazioni diventano causa di sofferenze e di malattie. Se la
carne fosse necessaria al nostro organismo, i nostri progenitori non
sarebbero sopravvissuti per 3 milioni di anni, prima di approdare nella
savana, dove iniziarono ad inserire nella loro dieta anche la carne. La
forza delle nostre idee viene: dalla dimostrazione dell’ottimo
stato di salute, comune ai vegetariani, ai bambini vegetariani (figli di
genitori da decenni vegetariani), dalla longevità di molti illustri
vegetariani e dalla loro salute mentale.
“Come sostituisco la carne”?
La carne non va sostituita, va semplicemente eliminata, perché è un
veleno al pari dell’alcool, delle droghe o del tabacco: oltre a causare
dipendenza, genera malattie all’organismo. L’alcolista, il drogato o
il tabagista, non si pongono questa domanda. Chi crede che la carne debba
essere sostituita ritiene che sia importante per la nostra salute. Non vi
è nessun nutriente nella carne, che non sia presente negli alimenti
di origine vegetale, con il vantaggio che, questi ultimi, sono privi di
tutte le sostanze dannose della carne, come: le tossine cadaveriche (es:
putrescina, la cadaverina, ptomaine ecc.), i grassi saturi e il
colesterolo, i pesticidi (contenuti negli alimenti destinati agli animali
in maggior misura, perché di scarto), farmaci di varia natura
(somministrati per guarire le bestie dalle varie malattie, dovute al
disumano modo di allevarle, o per farle ingrassare più in fretta), o
additivi per dare alla carne il colore e la consistenza desiderata.
Nelle giuste proporzioni, cereali, legumi, frutta fresca e oleosa, ortaggi
freschi e biologici sono in grado di assicurare al nostro organismo
tutti i nutrienti necessari.
“Se non mangi carne e pesce dove le
prendi le proteine”?
I vegetariani traggono le proteine di cui hanno bisogno dai prodotti della
natura, che contengono sostanze capaci di ripulire le arterie
dall’accumulo di grassi e, oltre ad essere perfettamente utilizzate
dall’organismo e sono prive di tossicità. Inoltre, gli alimenti
vegetali, essendo ricchi di amido e fibra facilitano la digestione con
l’aumento della mobilità intestinale, agevolano la concentrazione di
triptofano, un amminoacido che, a sua volta, favorisce la formazione della
serotonina nel cervello, con conseguente sensazione di calma e
serenità. E’ interessante scoprire come sia sorta la favola del
quantitativo proteico. Fu il fisiologo tedesco Voit, della scuola di
Monaco, che nel 1890, nel tentativo di stabilire il quantitativo
necessario al buon rendimento di una persona, stabilì in 118 grammi al
giorno tale quantitativo, per chi eseguiva lavori leggeri, e in 145 grammi
per chi eseguiva lavori pesanti. Queste cifre erano state dedotte da una
statistica fatta su persone ritenute in buona salute e in un popolo,
proverbialmente smoderato nel mangiare. Più tardi l’americano
Chittenden, lavorando con metodo scientifico, stabilì il consumo medio di
proteine in 55 grammi, cioè un terzo della cifra indicata dal Voit.
Successivamente un altro fisiologo tedesco, Rubner, sperimentando su
atleti, facchini e operai, ridusse ulteriormente la dose minima
giornaliera portandola a soli 37 grammi al giorno. Nel 1957, un comitato
di esperti della Fao e dell’Oms stabilì il necessario quantitativo in
un grammo per Kg di peso corporeo al di. Nel 1963, lo stesso comitato
concordò di dimezzare la quota, precedentemente stabilita e di portare a
35 grammi la percentuale di proteine necessarie, a persona al giorno, cioè
0,5 grammi per peso corporeo. Gli igienisti ritengono che tale
quantitativo sia ancora eccessivo e che sono sufficienti 0,25 grammi. Sino
a qualche secolo fa si credeva che esistesse solo un tipo di proteina,
esistono invece diversi milioni di proteine. Nel corpo umano ve ne sono
circa 10.000. Le proteine animali danno come prodotto finale l’acido
urico, che nei carnivori, viene eliminato mediante l’enzima uricasi.
L’uomo non possiede questo enzima e l’acido urico si deposita nelle
articolazioni sotto forma di urato di sodio, provocando la gotta.
L’animale carnivoro ha succhi gastrici 20 volte più potenti dei nostri,
il rene è due volte più grosso di quello di un animale erbivoro, anche
il fegato è più voluminoso e l’intestino dei carnivori è 3 volte la
lunghezza del tronco, per permettere il rapido smaltimento dei residui
tossici della carne. L’uomo ha un intestino molto lungo, di circa
8 metri, dove possono avvenire fenomeni fermentativi e putrefattivi,
generando ogni sorta di intossicazione, direttamente proporzionale al
quantitativo di carni ingerito. Qualunque tipo di proteina ingerita viene
scissa dall’organismo in amminoacidi, che formeranno le proteine
specifiche della specie e serviranno al rinnovo delle cellule o ai
processi metabolici. Le nuove proteine non conservano alcuna
caratteristica dell’alimento di provenienza. Nel 1728 il Dr. Bartolomeo
Beccari, scopritore del glutine del frumento, dimostrò scientificamente
l’isovalenza tra le proteine animali e vegetali. L’utilizzazione delle
proteine da un determinato alimento è tanto più grande, quanto minore è
la sua percentuale proteica. Per esempio, l’organismo umano riesce ad
utilizzare dalle patate una quantità di proteine 7 volte maggiore
di quella dalla carne o dal formaggio. La percentuale proteica utilizzata
dalla frutta è addirittura del 100%. Il consumo di carne causa una rapida
proliferazione delle cellule neoplastiche, infatti, sottoponendo un
paziente, affetto da tumore, ad una dieta priva di proteine animali, la
neoplasia rallenta notevolmente il suo sviluppo. Metchnikoff dimostrò,
infatti, che l’origine di tutte le malattie è da individuare nella
putrefazione degli alimenti nell’intestino. In certe monache di
clausura, dispensate dal mangiare carne, il cancro si manifestava con
maggiore frequenza delle loro consorelle vegetariane. Il valore biologico
delle proteine è condizionato dalla presenza di vitamine, sali minerali
ed enzimi. Proteine complete ad alto valore biologico sono quelle della
soia, delle arachidi, delle noci, del sesamo. Le scorie, prodotte dal
consumo eccessivo di proteine, affaticano il fegato ed i reni e, spesso,
sono causa di uricemia, obesità, calcolosi, reumatismi, dispepsie,
eczemi, arteriosclerosi ecc.; inoltre, le proteine eccedenti il fabbisogno
giornaliero non possono essere accumulate dall’organismo sotto forma di
grassi. Il fegato provvede a trasformarle in urea e i reni le
eliminano. Se i reni non sono pienamente efficienti, l’organismo resta
intossicato e, per purificarsi, lega le proteine eccedenti alle pareti dei
capillari , che diventando più spesse, impediscono il transito delle
sostanze nutritive. Inoltre, le proteine animali producono ateromi,
placche all’interno della arterie, al contrario delle proteine di
origine vegetale. Per compensare questa situazione, l’organismo aumenta
la pressione arteriosa. Con l’aumento del quantitativo proteico aumenta
anche la quantità di calcio espulsa con le urine e, col tempo, questo
meccanismo genera osteoporosi. Gli erbivori ospitano batteri in grado di
scindere la cellulosa, procurandosi glucosio da tutte le sostanze
vegetali, mentre l’uomo ne è sprovvisto e quindi non c’è un
vantaggio nutritivo (per quanto riguarda gli zuccheri), nel mangiare
prodotti vegetali. Però è altrettanto vero che non c’è nulla nelle
verdure che non sia contenuto nella frutta. Inoltre la maggior parte delle
foglie considerate commestibili sono provviste di veleni protettori della
pianta. C’è da considerare che i gorilla, pur essendo come l’uomo
sprovvisti di “cellulasi,” riescono ad elaborare magnificamente
l’enorme quantitativo di foglie di cui si nutrono. Quindi bisogna avere
paura dell’eccesso di proteine non della carenza delle stesse dal
momento che non si è mai manifestata, neppure nel 3° Mondo, una malattia
dovuta a questa carenza, mentre le popolazioni del mondo industrializzato
risultano flagellate da moltissime patologie dovute proprio all’eccesso
proteico.
“Le proteine nobili sono contenute
nella carne”
Furono dette “nobili” le proteine della carne perché si riteneva
contenessero tutti gli aminoacidi essenziali, a partire dai quali si
possono sintetizzare i rimanenti aminoacidi naturali. Inizialmente erano 8
gli aminoacidi essenziali, si è scoperto, oggi, che solo la treonina
risulta essenziale. Questo aminoacido lo si può trovare, in abbondanza:
nei legumi, come fagioli, lenticchie, ceci, fave ed in tutta la frutta
oleosa, come: arachidi, pinoli, pistacchi, anacardi, mandorle, nocciole, e
anche in funghi porcini, spinaci, asparagi, carciofi, ecc.
“Ma i bambini hanno bisogno della
carne”
I bambini non hanno bisogno della carne nello stesso modo degli adulti e
delle persone anziane. La paura di far mancare al bambino le proteine di
origine animale è legata a non conoscenza delle attuali acquisizioni
scientifiche. Nel periodo dell’allattamento, in cui il bambino compie il
suo massimo sviluppo corporeo e cerebrale, raddoppiando il suo peso in sei
mesi, viene nutrito esclusivamente con il latte materno, che ha un
contenuto proteico di 0,9%. Quindi, nel periodo di massima crescita, il
cucciolo dell’ uomo si serve di un alimento con una percentuale proteica
20 volte inferiore a quella della carne e 7 volte minore a quella del
latte vaccino. Dopo lo svezzamento, far passare il bambino da una dieta
ipoproteica ad una 7 volte o 20 volte maggiore è una vera follia.
L’eccesso di proteine del nuovo regime alimentare costringe gli organi
depuratori ad un lavoro eccessivo che predispone a malattie, quali: l’
ipertrofia renale, l’obesità. La composizione chimico-biologica più
vicina al latte materno è la frutta e la verdura. La natura ci da le
giuste indicazioni su come deve essere alimentato un cucciolo umano dopo
lo svezzamento, non certo con la carne (pezzi di cadaveri frullati). Non
dar da mangiare la carne al bambino non significa negargli la possibilità
di scelta, ma indirizzarlo sulla via più giusta per la sua salute fisica,
mentale e spirituale. Come si impedisce al bambino di seguire abitudini
malsane e pericolose come il fumo, la droga o l’alcol, allo stesso modo
i genitori dovrebbero scegliere per i loro bambini la strada migliore, dal
momento che è universalmente risaputo che carne, pesci e derivati
animali, non sono affatto necessari alla nutrizione umana, ma anzi, questi
sono la causa della maggior parte delle malattie mortali, comprese quelle
tumorali. Il bambino che viene iniziato dai genitori alla dieta vegana è
un privilegiato, una specie di consacrato alla non violenza, una bambino
che non avrà sulla coscienza l’uccisione di molti suoi fratelli
animali, sarà un bambino sensibile, intelligente e soprattutto sano.
“Non mangiate neanche il pesce”?
Il pesce è tra le sostanze più putrescibili esistenti in natura: basta
lasciarlo per qualche ora fuori dal frigo per rendersi conto del fetore,
dovuto alla sua decomposizione. Nei pesci sono state trovate quantità
enormi di pesticidi e di metalli pesanti, come: piombo, mercurio, cadmio,
oltre che residui di scarichi industriali, perché finiscono tutti in mare
o nei laghi e nei fiumi. La maggior parte dei pesci viene
allevata in maniera intensiva, in recinzioni fittamente popolate dai pesci
e nei mangimi vengono aggiunti ormoni ed altri prodotti chimici, che
servono ad aumentare velocemente il peso dell’animale. Il pesce contiene
meno della metà di fosforo contenuto nelle mandorle e si sa che un
alimento ricco di fosforo sottrae calcio all’organismo. Se poi il pesce
facesse bene al cervello, come si spiega che gli esquimesi, che si nutrono
quasi esclusivamente di pesce, hanno il più basso quoziente intellettivo
di tutti i popoli sulla terra? Per lo stesso motivo i pescatori dovrebbero
essere quelli che godono più salute in assoluto. In realtà le peculiarità
nutrizionali del pesce sono solo illusorie e spesso strumentali a questo
sistema economico. La credenza che il pesce faccia bene al cervello nasce
quando il chimico Friedrich Buchner si accorse che il cervello umano era
ricco di questo minerale e siccome il pesce contiene modeste quantità di
fosforo il naturista Luis Agassin ne dedusse che il pesce doveva far bene
al nostro cervello. La morte del pesce, in qualunque modo avvenga, per
opera dell’uomo, è un fatto crudele: le chiazze di sangue delle tonnare
o la contorsione dei pesci in agonia nelle reti non hanno bisogno di
parole. Si preferisce credere che il pesce non soffra, perché non abbiamo
orecchi adatti a percepire il loro grido di dolore. “Vivi e lascia
vivere”, questa è la legge d’amore che ci distingue dagli animali
predatori, che sono costretti ad uccidere per sopravvivere. Ma noi,
che per sfamarci non abbiamo bisogno di predare, non basterà il piacere
del nostro palato a giustificare l’uccisione di miliardi di creature in
grado di soffrire. Smettiamo di massacrare e di mangiare animali, perché
ne beneficeranno la nostra salute, il nostro portafoglio e la nostra
coscienza.
“Il latte è necessario, altrimenti
il calcio dove lo prendi”?
Dopo i primi tre anni di vita , l’uomo perde gli enzimi (rennina e
lattasi), preposti per la digestione del latte. L’uomo è il solo
animale che continua a prendere il latte anche dopo lo svezzamento: il
latte di un animale che egli considera un essere inferiore sotto
l’aspetto intellettivo, emotivo e spirituale. Tra il latte umano e
quello vaccino c’è la stessa differenza che vi è tra una donna ed una
mucca. Il latte della mucca è adatto al vitello, che ha una velocità di
crescita 3 volte superiore a quella del cucciolo umano ed una necessità
proteica quasi 4 volte maggiore. I reni di un bambino nutrito con latte
vaccino sono un terzo più grossi di quelli di un bambino nutrito con il
latte della donna: l’ipertrofia è determinata dal superlavoro cui sono
sottoposti i reni. Il latte umano oltre ad avere (in assoluto) il più
basso valore proteico, è anche il più dolce. Il cervello umano si sa che
funziona a glucosio. I glucidi del latte umano, sotto forma di lattosio,
sono essenziali per lo sviluppo cerebrale del bambino, per questo è
presente nel latte umano in misura quasi doppia rispetto al latte vaccino.
L’eccesso proteico del latte vaccino oltre ad affaticare i reni ed
il fegato, arreca danni all’ipofisi, alla tiroide, e al surrene. Il
latte vaccino oltre a causare carenze di ferro nel bambino impedisce lo
sviluppo della sua intelligenza. L’80% dei bambini allevati con latte
vaccino hanno dimostrato difficoltà di apprendimento. Il latte di mucca
può provocare il diabete giovanile, perché distrugge le cellule
pancreatiche, produttrici di insulina. Solo il 25-30% del calcio presente
nei latticini viene assimilato, il resto viene eliminato con le feci. Il
latte vaccino apre la strada a: catarro, febbre da fieno, asma, bronchite,
raffreddore, allergie, dissenteria, stitichezza, palpitazioni, malattie
cardiache, angina, calcoli renali, artriti, spondiliti, tumori e cancro.
Al latte e alle uova sono da attribuire almeno la metà di tutti i cancri
maschili e a più di due terzi dei cancri femminili. Nella carne vi è una
concentrazione di prodotti tossici 14 volte superiore a quella delle
verdure e 50 volte di più del latte vaccino. Nei formaggi vi è un’alta
concentrazione di farmaci, di diserbanti ed additivi. Nel latte e nei
latticini sono state rinvenute contaminazioni organiche di origine fecale.
Non solo, avviene che il lavoratore tossendo, starnutendo o grattandosi e
poi lavorando il formaggio con le mani giunga ad infettare il materiale
caseario. L’infezione purulenta delle mammelle della mucca può produrre
una pericolosa contaminazione microbica. Inoltre il recipiente per il
latte è sempre vicino alle mammelle, alle zampe dell’animale e al
pavimento, inevitabilmente contaminati da schizzi di urina, di residui di
escrementi e di microbi di ogni genere. Tre quarti di tutte le allergie e
metà dei problemi digestivi del bambino sono causati dal latte vaccino,
oltre a casi di asma, di insonnia e di affezioni cutanee. Il latte
produce una quantità di catarro e di muco che si fissa sulle pareti dello
stomaco impedendo l’assorbimento delle sostanze alimentari. La caseina
del latte è la base di una delle più potenti colle per il legno, usata
per la costruzione delle navi. Il latte umano ha una percentuale proteica
tra i più bassi tra i mammiferi. Nel primo periodo di allattamento si
aggira intorno all’1,3% e tale percentuale decresce a mano a mano che
diminuisce la velocità dell’accrescimento corporeo del bambino per
stabilizzarsi intorno allo 0,9. Il neonato raddoppia il suo peso in 6
mesi, mentre il vitello, che si nutre con il latte della mucca, avente una
percentuale proteica di 3,5%, lo raddoppia in 2 mesi. La percentuale media
proteica della frutta è di 1,1% mentre quello della verdura è di 1,78%.
E’ dunque chiaro che, se nel momento della massima formazione
dell’individuo è sufficiente una percentuale proteica intorno all’1%,
l’alimento ideale per l’uomo, come naturale continuazione alimentare
dopo lo svezzamento, cioè nel periodo in cui il suo organismo rallenta
gradualmente la velocità di crescita, non può che essere quello della
frutta e della verdura. Latte e latticini apportano all’organismo gli
stessi veleni della carne (purine, ptomaine, colesterolo, pesticidi),
talvolta in dose ancora più elevate. Negli intestini degli anziani
la lattasi è quasi inesistente ed il latte agisce da lassativo, irrita
l’intestino, causa arteriosclerosi e problemi coronarici.
Paradossalmente, l’eccesso di calcio del latte impedisce
l’assorbimento del calcio. Inoltre il latte provoca l’insorgenza del
fattore artritico e costituisce un fattore di rischio per arteriosclerosi
e cancro. Il problema non è quanto calcio viene ingerito con gli
alimenti, ma quanto ne viene utilizzato dall’organismo e
quanto non ne viene espulso con le urine e con le feci. Il troppo
calcio, associato alle proteine, aumenta la calciuria e ne riduce la
fissazione del tessuto osseo. Il fosforo presente nel latte vaccino è
circa 6 volte maggiore che nel latte umano, questo blocca l’assorbimento
del calcio, provocando nel lattante una tendenza alla ipocalcemia. Il
fosforo serve all’animale per costruire rapidamente il suo scheletro che
gli consente di fuggire, anche da cucciolo, ad un pericolo improvviso.
L’uomo di Neanderthal evidenzia una struttura scheletrica più elastica
e resistente dell’uomo attuale, pur senza aver consumato latte vaccino.
Nel latte umano prevalgono i grassi polinsaturi, in quello vaccino quelli
saturi. Lo yogurt, oltre a causare gli stessi danni del latte sottrae
all’organismo la vitamina B12.
“E le uova? Non mangiate neppure le
uova”?
Le uova possono essere contaminate da salmonelle e dalle tossine degli
stafilococchi, per il fatto che residui fecali rimangono sul guscio ed, a
causa della sua porosità, possono penetrare all’interno dell’uovo e
contaminarlo. Inoltre le uova contengono i farmaci che vengono
somministrati alle galline per prevenire o curare malattie, ma anche per
aumentarne la resa. L’albume dell’uovo è sempre difficilmente
digeribile e assai scarsamente assimilabile, mentre, il tuorlo di un solo
uovo ha la stessa quantità di colesterolo di 300 grammi di carne. Da un
indagine negli S.U. su 5 mega-allevamenti di polli il 58% era affetto da
salmonelle. Inoltre il 33% dei suini macellati, apparentemente sani,
risultarono contagiati da salmonelle. Non va dimenticato il modo crudele
in cui vengono tenute per tutta la loro breve esistenza le galline ovaiole
e che,una volta sfruttata al massimo la loro capacità produttiva, vengono
barbaramente uccise. Ogni uovo, frutto di un’ingiustizia, costa
sofferenza e morte prematura ad uno splendido pennuto.
“I medici consigliano sempre di
mangiare carne e pesce”
Un medico che consiglia di mangiare la carne o il pesce è un medico che
non si è aggiornato da almeno 15 anni, perché, se fosse a conoscenza
delle statistiche relative ai danni causati dalle carni, probabilmente non
la consiglierebbe, pertanto o non ne è a conoscenza o è in malafede.
Forse, lo scopo della medicina allopatica è quello di curare e non di far
guarire le persone dalla malattie. Il medico che consiglia la carne è
vittima dello stesso meccanismo propagandistico delle grandi
multinazionali dell’alimentazione, perché la categoria dei medici è
soggetta a tutte le malattie dovute alla carne. Inoltre, considerando che
la salute non rende, la malattia dà sostentamento ad un esercito
sconfinato di medici e paramedici. Se la gente non si ammalasse più, i
medici, gli infermieri, gli istituti di ricerca e le industrie chimico-
farmaceutiche resterebbero senza lavoro.
“Ma la carne contiene gli aminoacidi
essenziali”
Gli amminoacidi naturali sono 20, di cui 12 si riteneva potessero essere
sintetizzati dall’organismo, mentre gli altri 8 dovessero essere
introdotti con l’alimentazione e, quindi, considerati essenziali.
Gli 8 amminoacidi “essenziali” furono dichiarati tali da W. C. Rose
nel 1949, in seguito ad esperimenti effettuati su topi bianchi che
hanno un fabbisogno proteico 7-8 volte maggiore dell’uomo, mentre il
corpo umano può recuperare qualunque amminoacido assente o carente,
attingendo alle proprie riserve. Gli aminoacidi della carne, del pesce e
latte o derivati, erano considerati essenziali perché contenevano tutti,
o quasi, gli 8 amminoacidi essenziali. Tutto ciò non è mai
stato in accordo con l’eccellente salute dei vegani (che escludono
tutti i prodotti animali), né col fatto che animali come: il cavallo, il
bisonte, il rinoceronte, buoi, elefanti, gorilla, hanno costruito possenti
masse muscolari , con un’alimentazione esclusivamente erbivora. Infatti,
anche frutta e ortaggi contengono tutti gli aminoacidi essenziali, seppur
in quantità minore, ma sufficiente a star bene ed a non
avvelenarsi. Un aminoacido può essere essenziale per un organismo e non
per un altro. Recenti studi, riducevano a due gli aminoacidi essenziali:
la treonina e la leucina, tra l’altro presenti in modo particolare nel
carciofo, negli spinaci, nelle patate e nelle zucchine. Dice a tal
proposito il Dr. Shelton: “Tutti gli alimenti, senza alcuna eccezione,
contengono gli amminoacidi essenziali” ed in effetti basta controllare
le tabelle alimentari dell’Istituto per la Nutrizione per rendersene
conto. Inoltre, il nostro organismo preleva gli aminoacidi necessari anche
dalla digestione e dal riciclaggio delle scorie proteiche. Infine, le
proteine ottenute da combinazioni alimentari sono molto più ricche ed
assimilabili di quelle originarie. Altrimenti, da dove trassero i nostri
progenitori i cosiddetti aminoacidi essenziali, durante i milioni di anni
di vita nella foresta in cui vissero da fruttariani?
“Il ferro contenuto nelle carni è
più assimilabile”
I vegetali a foglia verde sono i più ricchi di ferro. Quando si
verificano deficienze di ferro la causa è da ricercare nella disfunzione
del metabolismo. La cattiva digestione, il sale, il caffè, il tè, il
vino rosso, il cioccolato, i latticini, i cibi raffinati riducono del 30
al 50% l’assimilabilità del ferro. L’utilizzo del ferro dipende dalla
presenza di vitamina C, di calcio, di rame, dall’esercizio fisico. Il
digiuno fa migliorare notevolmente la situazione del ferro. Di per sé, il
ferro contenuto nei tessuti animali è più facilmente assimilabile
dall'organismo, rispetto al ferro dei vegetali. E' però essenziale tenere
presente che l'assorbimento nell'organismo del ferro contenuto nei
vegetali può essere notevolmente facilitato accostando a cibi contenenti
ferro dei cibi ricchi di vitamina C. La carenza di ferro nell'organismo
provoca, com'è noto, anemia. Il paventato timore che il mancato consumo
di carne possa determinare carenza di ferro conduce alla domanda: i
vegetariani sono a rischio di anemia? Una risposta importante è ancora
quella dell'American Dietetic Association, che ha ufficialmente affermato:
"Sebbene le diete vegetariane risultino disporre di un maggior
contenuto complessivo di ferro rispetto alle diete non-vegetariane, i
depositi di ferro nell'organismo dei vegetariani sono più bassi, perché
il ferro proveniente da alimenti vegetali viene assorbito in misura
minore. L'importanza clinica di tale aspetto, se esiste, non è chiara,
perché l'incidenza dell'anemia da deficienza di ferro è simile nei
vegetariani e nei non-vegetariani”.
“Mangio la carne perché mi piace”
Non è forse lo stesso motivo che muove il ladro, il criminale o lo
stupratore, quando cerca il suo piacere, incurante della sofferenza che può
causare il suo gesto? Se bastasse il piacere a giustificare ogni nostra
azione tutto sarebbe lecito. La nostra società materialista e
superficiale ci consente di procurarci piaceri, che causano sofferenza ad
altri esseri viventi, ma se fossimo noi dalla parte degli oppressi
sicuramente ci ribelleremmo a questa crudele ingiustizia, diventata una
consuetudine, perché le vittime non possono ribellarsi.
L’animale predatore che cerca di uccidere è considerato una bestia
feroce da eliminare, anche se egli è strutturato per comportarsi in tal
modo, a differenza dell’uomo, che mangia la carne solo per il proprio
piacere. Rifletti sul sangue versato e fatto defluire nelle fogne,
considera gli anni di disumana prigionia nella privazione della luce del
sole e dell’erba dei prati. Confronta questo piacere con i
coltelli, le asce, le seghe, che riducono in piccoli pezzi un
animale forte e mite, che amava la vita e aveva terrore della morte,
con le viscere strappate e ammassate come cenci repellenti, con le
zampe segate e gli occhi divelti di tutti gli animali uccisi. Una folla
sterminata di animati hanno cessato per sempre di esistere per soddisfare
il piacere della gola. Se ognuno dovesse uccidere con le proprie mani un
animale, se si vedessero gli orrori della macellazione, l’inferno di
quei luoghi di tortura, se si sentissero le urla disperate, se si
vedessero gli animali piangere, come bambini davanti ai loro carnefici,
forse tutti cambierebbero opinione. Qualcuno ha detto che se i mattatoi
avessero le pareti di vetro tutti sarebbero vegetariani. Una persona
indifferente alla sofferenza altrui, giustifica e vive secondo la
legge del più forte, finché i più deboli sono gli altri. Ma se la
stessa sorte crudele toccasse a questa persona, allora volgerebbe il suo
grido disperato verso lo stesso Dio che inutilmente invocano gli animali,
per essere salvati da tanto egoismo.
“E’ una scelta come un’altra non
mangiare la carne”
Rispettare la scelta di chi mangia la carne è come rispettare l’idea di
chi giustifica lo schiavismo, il razzismo, la tortura o la pena di morte.
Si possono forse rispettare le idee di chi nuoce ad altri esseri
senzienti? Ma questa società, profondamente indifferente, egoistica ed
antropocentrica, dà all’essere umano il diritto di disporre della vita
e della morte di ogni essere vivente non umano, come un tempo il padre
disponeva della vita dei figli e della moglie o di ogni schiavo di sua
proprietà che poteva anche uccidere per svago. Non si può impedire a chi
mangia la carne di non farlo dal momento che la legge glielo consente ,
anche se mangiare la carne di un animale è come mangiare il corpo di un
fratello, ucciso per il piacere del palato. La vittima è “solo” un
animale e perciò è giusto, per molta gente, rispettare le idee altrui.
Coloro che considerano estremisti i vegetariani, perché vogliono
imporre le proprie idee e perché non accettano di buon grado questa
macabra abitudine, se capitassero in mano ai cannibali, certo non
continuerebbero a sostenere la legittimità del più forte che mangia il
più debole. Meritano rispetto solo le opinioni che non si esprimono in
modo lesivo nei confronti di qualunque creatura, altrimenti sarebbe giusta
l’idea che giustifica la schiavitù o il razzismo. Certe scelte non sono
né giustificabili, né rispettabili, quando non considerano il comando
“Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Se
in gioco vi fosse la vita di una persona a noi cara certo non saremmo così
concilianti verso il rispetto delle idee altrui. La differenza dialettica
sta tra la morte e la sofferenza, rivendicata come diritto dagli
antropocentristi e, il bene e la vita, perorata dai biocentristi.
“Se mangio un po’ di carne che
cosa vuoi che succeda al pianeta”?
100 grammi di carne a persona al giorno, moltiplicati per circa 4 miliardi
di individui, dà un quantitativo di proporzioni inimmaginabili. Solo
negli Stati Uniti ogni ora vengono uccisi 500.000 animali a scopo
alimentare. Il mangiar carne non danneggia solo la nostra salute e gli
animali, ma l’intero pianeta. Infatti il 64% dei terreni nel mondo sono
utilizzati per produrre alimenti per gli animali d’allevamento. Un solo
chilo di carne costa al pianeta come: 15 kg di derrate alimentari, 3200
litri di acqua, 1,5 litri di petrolio, 12 mq di foresta, oltre
all’inquinamento dell’aria, del suolo, delle falde acquifere. I
cereali necessari a produrre un solo hamburger potrebbero sfamare 40
bambini per un giorno. Ben 7 persone potrebbero nutrirsi con quello che
mangia un americano carnivoro. La dieta carnea fa consumare le risorse 10
volte in più rispetto a quella vegetariana. Ogni persona che mangia la
carne costringe altre 9 a digiunare. Infatti il 20% della popolazione
mondiale può concedersi il lusso di mangiare la carne perché l’80%
soffre la fame. Le nostre abitudini alimentari uccidono il 3° Mondo. Il
70% dei contadini del 3° Mondo è stato privato della sua terra venduta
per pochi spiccioli alle multinazionali agroalimentari che impongono le
monocolture e siccome queste richiedono l’uso di fertilizzanti e
pesticidi impoveriscono il terreno predisponendolo alla desertificazione.
A causa della distruzione delle foreste, per far posto agli allevamenti,
ogni anno si estinguono migliaia di specie animali. L’allevamento
richiede ingenti quantità di sostanze chimiche: fertilizzanti,
diserbanti, ormoni, antibiotici (oltre 5000 tonnellate ), che finiscono
nelle falde acquifere. Il biossido di carbonio generato per produrre una
bistecca è pari a quello prodotto da un’automobile per 40 km di strada.
Un terzo di tutta l’energia consumata nel nostro paese viene assorbita
dagli allevamenti di animali. Se tutti gli umani adottassero una dieta
carnivora la durata delle riserve petrolifere mondiali sarebbe di 13 anni,
mentre se tutti adottassero una dieta vegetariana la durata sarebbe di 260
anni. Gli animali producono escrementi 130 volte in più dell’intera
specie umana. Gli animali d’allevamento, ogni anno, producono 100
milioni di tonnellate di metano.
“Se mangio la carne non faccio male
a nessuno”
Giustificando la violenza sui più deboli si fa del male, non solo alla
vittima diretta, ma alla coscienza collettiva. Ogni animale che viene
ucciso ha i suoi compagni, i suoi fratelli, i suoi figli. Ogni cucciolo ha
la sua mamma dalla quale viene brutalmente strappato per essere ridotto a
pezzettini. Non è raro vedere mucche piangere per giorni interi alla
separazione del vitello. C’ è una correlazione profonda tra la capacità
di giustificare la violenza verso gli animali e l’inclinazione a
giustificare la violenza agli esseri umani. Nella violenza verso gli
animali s’annida il disprezzo delle differenze formali e sostanziali
della vita e questo abitua all’idea della supremazia del più forte sul
più debole, con i risultati tristemente noti. Quando l’essere umano
saprà valorizzare, amare e rispettare il “piccolo”, solo allora sarà
in grado di amare e rispettare anche il suo simile.
“Una bella bistecca mi da la
carica”
La carne è un falso apportatore di energia. E’ stato dimostrato
scientificamente che la carne agisce sul sistema nervoso come un
eccitante, una specie di droga, che genera dipendenza e, specialmente nel
bambino, induce irrequietezza ed aggressività. Questo è dovuto anche al
fatto che l’introduzione di carne provoca una caduta del tasso di
calcio. Inoltre, per digerire un pasto a base di carne c’è un dispendio
di energie pari a 5 km di corsa, mentre le energie consumate per un pasto
a base di frutta sono quasi nulle. Gli alimenti che danno energia
all’organismo sono i carboidrati. L’aggressività data dalla carne è,
spesso falsamente, considerata energia. La carne è un alimento adatto
agli animali predatori, a cui serve una carica immediata, per rincorrere
la preda, in quanto, dopo un primo attacco, risultano stremati, al
contrario degli animali erbivori che hanno una resistenza alla fuga
notevolmente superiore. Osservando la natura si può notare che, gli
animali più forti, oltre che miti, pacifici e socievoli, sono vegetariani
come il gorilla, il bue, il cavallo, l’elefante, ecc. mentre gli animali
più aggressivi e solitari sono carnivori.
“E’ vero che la carne rende
aggressivi”?
I cibi ad alto contenuto proteico, di provenienza animale, apportano
notevoli quantità di tiroxina, dopamina e noradrenalina e carenza di
triptofano e serotonina, con conseguente disposizione alla competizione,
alla lotta, a comportamenti aggressivi, autoritari e violenti. Dalla
demolizione delle proteine animali si ha la liberazione di alcuni
aminoacidi, a partire dai quali si formano importanti
neurotrasmettitori, che generano aggressività, come la dopamina. Gli
alimenti contenenti triptofano in abbondanza (legumi, nocciole, mandorle,
patate, spinaci, cavoli, zucchine, pomodori ecc.) producono nel cervello
il neurotrasmettitore serotonina che, attivando le encefaline, induce alla
socievolezza, al comportamento pacifico, alla calma e alla distensione
neuromuscolare. Questo favorisce l’azione delle onde encefalografiche di
base, “alfa”, tipiche di un cervello vigile e cosciente, che
predispone l’individuo, oltre che alla creatività e all’intuizione,
ad un rilassamento nervoso, simile alla condizione che si manifesta
durante la meditazione e la preghiera. Ogni crimine, di cui l’uomo è
capace di macchiarsi, viene dall’insensibilità del suo cuore,
dall’incapacità della sua coscienza di condividere la condizione
dell’altro e, soprattutto, dal disprezzo del valore della vita in senso
lato. La visione antropocentrica della cultura cristiana ha profonde
ripercussioni sulla coscienza della gente perché tende a spegnere la
naturale repulsione dell’essere umano verso la violenza e reprime la
compassione dell’animo umano e quindi preclude all’uomo lo sviluppo
della sfera emotiva che è il sentimento più nobile dell’animo umano
che può consentire la realizzazione di un mondo migliore.
“Per i vegetariani non è un
sacrificio rinunciare alla carne”?
Diventa un sacrificio solo per coloro che vedono in questa scelta la
rinuncia ad un piacere. Ma la consapevolezza di risparmiare sofferenza e
dolore a migliaia di vittime innocenti, che sono in grado di soffrire e
temere la morte, compensa ogni possibile piacere materiale. Una persona
che considera lecito mangiare la carne ritiene più importante il piacere
della sua gola della vita degli animali. Non mangiare la carne non è una
scelta qualunque: è in gioco la vita di esseri viventi, pertanto, al di là
di ogni possibile e discutibile piacere gastronomico, esiste un dovere
morale, un senso di giustizia ed un rispetto per tutto ciò che
vive. Inoltre, la cucina vegetariana è molto più ricca e varia di quella
tradizionale.
“Se non uccidessimo gli animali si
moltiplicherebbero a dismisura”
Gli animali che vengono sistematicamente uccisi non sono quelli allo stato
naturale, ma quelli d’allevamento. Prima della comparsa dell’uomo
sulla terra tutto era più armonico, la natura, infatti, non ha bisogno
della violenza della specie umana, per conservare il suo ordine ed il suo
equilibrio. Nessuna specie può svilupparsi in modo esponenziale: la
natura glielo impedisce e, superato il limite consentito, s’innescano
meccanismi naturali che diminuiscono il numero dei suoi componenti. La
specie umana è la sola che si sta rivelando catastrofica verso la
creazione: il suo comportamento è simile a quello di una cellula tumorale
che, per vivere, distrugge il suo campo vitale, fino a causare la morte
del suo stesso portatore. L’uomo sta mettendo in pericolo la vita stessa
del pianeta e la natura, prima o poi, presenterà il conto da
pagare e, per la specie umana, potrebbe essere l’inizio del definitivo
declino sino all’estinzione.
“Allora non bisognerebbe uccidere
neppure le zanzare”?
Non fare al altri (uomini ed animali) ciò che non vorresti ti fosse
fatto, questa è la legge dell’amore universale, comune a tutte le
grandi dottrine teologiche e filosofie di ogni tempo e paese. Il rispetto
per un animale non può dipendere dalla sua mole fisica, altrimenti un
elefante avrebbe più diritto dell’uomo ad essere rispettato: è la
vita, presente in ogni creatura, che dà valore ad ogni essere vivente.
L’uomo non ha alcun diritto di uccidere un altro animale, a meno che
questo non minacci direttamente la sua vita. Nell’universo c’è posto
per tutti. E’ più saggio e più giusto evitare di essere molestati,
piuttosto che dover uccidere un animale. Tutto ciò che esiste, risponde
ad un piano preciso ed ha una sua armonia. Disprezzare e uccidere un
animale, ritenuto fastidioso, significa disconoscere l’ordine del
Creato. Il livello di rispetto degli uomini nei confronto degli animali,
dipende dal grado evolutivo della coscienza e dall’intelligenza
dell’individuo. C’è chi rispetta solo gli esseri umani (e molti non
fanno neppure questo), chi rispetta solo il suo cane, chi il suo cavallo e
considera sacrificabili tutti gli altri animali; c’è chi ritiene che
tutti gli animali, indipendentemente dalla specie, meritino rispetto e
protezione e c’è infine chi chiede rispetto anche per le piante. Più
è vasta e profonda la coscienza dell’individuo e più ingloba nel suo
amore tutti gli esseri. Certo, in questo mondo, non è possibile vivere,
senza nuocere ad altri esseri, ma una cosa è sentirlo come un fatto
ineluttabile un’ altra è considerarlo, sadicamente, come una necessità
imposta dalla natura.
“Se l’uomo non sfruttasse gli
animali non ci sarebbe progresso”
La vera evoluzione umana è quella morale e spirituale. Sacrificando gli
animali per egoismo, l’uomo preclude a se stesso la vera evoluzione. Una
società che non esita a sterminare milioni di animali, come i bisonti
nella prateria, per far posto agli insediamenti umani; una società che
brucia le foreste, per fare recinti utili agli allevamenti o per le
monocolture delle industrie agroalimentari; una società che sacrifica 400
milioni di animali all’anno, per sperimentare i suoi prodotti
farmaceutici e le armi di distruzione, è una società senza valori
morali: questa società che ha, come obiettivo prioritario, solo il
vantaggio economico, paga il suo tributo con la violenza, la disperazione
individuale, la fame, la guerra. L’essere umano si è evoluto solo sotto
l’aspetto tecnologico. Sfruttando gli animali come schiavi,
sterminandoli per suo uso e consumo, ha dimenticato la sua coscienza, la
sua sfera spirituale e, come conseguenza, il suo operato si manifesta
devastante e pernicioso, non solo per la sua stessa salute fisica, mentale
e morale, ma per la vita dell’intero pianeta.
“Anche la pianta soffre”
E’ vero, per questo dobbiamo rispettare non solo gli animali, ma anche
le piante, perché tutto ciò che vive, vuole vivere. La capacità di
percepire il dolore, negli animali, serve a manifestare l’ istinto
primordiale di sopravvivenza, altrimenti ci si lascerebbe uccidere, senza
reagire. La considerazione che anche la pianta soffre, viene fatta, in
genere, da chi cerca scappatoie, per giustificare la propria posizione.
Non si può porre sulla stessa bilancia la vita del cavolfiore con quella
della mucca: sarebbe come considerare uno schiaffo alla stessa stregua di
un massacro. C’è una differenza abissale tra la sofferenza di una
lattuga, che viene recisa e quella di un cavallo, che viene ucciso: il
cavallo, la mucca, il maiale ecc. hanno i nostri stessi meccanismi fisici,
chimici e biologici, per questo uccidere un animale è come uccidere un
uomo, ed è per questo che Leonardo da Vinci disse “Verrà il tempo in
cui l’uccisione di un animale sarà considerata alla stessa stregua
dell’uccisione di un uomo”.
“Se non mangiamo neppure le piante
ci nutriamo di aria”?
I vegani non si nutrono di piante, ma del frutto della pianta e godono
ottima salute. In realtà, basta escludere dalla propria dieta i cespi di
insalata, i finocchi, il cavolfiore, la verza ecc. per essere coerenti
nella scelta della non violenza. Il pomodoro, le melanzane, i peperoni, il
carciofo e tutta la frutta, non sono la pianta, ma il frutto della pianta,
di cui si nutrono i veganiani. Infatti, è impossibile esistere senza
nuocere, almeno nel minor modo possibile, ad altri esseri viventi, anche
se esserne consapevoli è diverso dall’essere indifferenti alla
sofferenza ed alla morte di altre creature. Certamente, il rispetto per la
vita, portato alle estreme conseguenze, porta al rispetto anche
dell’erba, quindi: non bisognerebbe tagliare il prato, zappare la terra,
potare gli alberi e soprattutto non fare la guerra ai microbi, ai batteri,
ai virus. Tutto ciò sarebbe ridicolo, perciò possiamo solo dire che è
ingiusto e crudele uccidere un altro essere, senza l’estrema necessità
di salvaguardare la nostra vita. Esiste una scala di valori che la morale
ci impone di rispettare. Il rispetto per la vita, in senso lato,
scaturisce dal livello spirituale raggiunto dall’individuo, dalla
capacità di percepire e condividere il dolore dell’altro, chiunque esso
sia, uomini, animali o piante. Ci sono persone insensibili e crudeli, che
percepiscono solo il proprio dolore; ci sono persone che, oltre al proprio
dolore, percepiscono e condividono anche il dolore dei propri simili, che
non appartengono alla specie umana. E’ una questione di evoluzione
morale, mentale e spirituale, a cui tutti gli esseri umani prima o poi
dovranno approdare.
“Ci sono problemi più importanti”
La cosa più importante per qualunque essere vivente è la propria vita.
C’è forse un problema più pressante e drammatico della vita di
miliardi di esseri innocenti, che ogni giorno vengono uccisi? Certo
l’interesse del boia non coincide con quello della vittima. Il problema
più importante dell’animale è conservare la propria vita e sfuggire
alla reclusione, alla tortura e all’uccisione da parte dell’uomo; per
gli uomini è quello di avere una vita più agiata. Tutti i problemi
dell’universo nascono dall’incapacità dell’individuo a condividere
le esigenze vitali dell’altro. Per questo per noi è prioritario
sensibilizzare la coscienza dell’individuo al rispetto non solo
dell’uomo, ma di ogni essere vivente. Quando la coscienza umana sarà più
giusta e sensibile tutti i problemi svaniranno. La fame nel mondo è causa
dell’egoismo umano; la guerra è la diretta conseguenza
dell’ingiustizia e della carenza di valori morali e spirituali
dell’individuo; il disordine sociale ha le stesse radici. Tutti i
problemi della vita derivano dal cuore dell’uomo. Rimandare il rispetto
degli animali a quando saranno risolti i problemi umani significa negare
l’inferno a cui l’uomo li ha condannati; significa minimizzare il
problema, che scaturisce proprio dalla separazione dei problemi, mentre
tutto è interconnesso. Le guerre ci saranno finché ci sarà gente
disposta ad uccidere e finché ci saranno i mattatoi vi saranno le guerre,
le malattie umane, la fame nel mondo. Non è possibile isolare un problema
dagli altri problemi con cui interagisce. Il rispetto per gli animali
riguarda, in modo diretto, la coscienza umana e ciò si ripercuote nella
sfera morale dell’individuo, come nella coscienza sociale. Inoltre, il
problema del rispetto per gli animali riguarda in modo diretto la ricerca
scientifica, che fa esperimenti sugli animali, con danni alla salute
pubblica, ma anche all’intera fauna, per l’estinzione di intere specie
animali; riguarda l’inquinamento ambientale: deforestazione,
desertificazione, piogge acide provocate dalle deiezioni degli animali
d’allevamento. Quindi, affermare che ci sono problemi più importanti,
significa essere profondamente disinformati. Nessun problema può mai
essere risolto positivamente e definitivamente se non si tiene conto delle
cause che lo generano. Vi sono numerose organizzazioni di volontariato,
che operano in difesa dei diritti umani, mentre pochi lottano per i
diritti degli animali, da millenni schiavizzati, torturati, massacrati
ogni giorno dalla specie umana. Gli animali non hanno sindacati, anche se
hanno i nostri stessi diritti alla vita, per il semplice fatto di
appartenere alla famiglia dei viventi; quei diritti che si preferisce
negare per non rinunciare a qualche boccone prelibato.
“E’ la legge della natura: il più
forte domina sul più debole"
E’ la legge che noi siamo portati a ribadire quando le vittime sono gli
altri. Se fossimo noi la preda considereremmo ingiusta questa legge.
Se fossimo invasi da extraterrestri che ci trattassero nel modo in cui noi
trattiamo gli animali; se allevassero noi e i nostri figli per mangiarci;
se costringessero le nostre donne a partorire, perché avidi del loro
latte e per mangiare la tenere carni dei bambini; se ci torturassero, per
sperimentare su di noi le loro armi e le loro medicine; se ci
costringessero a ucciderci a vicenda nelle arene per loro divertimento,
allora non saremmo tanto propensi a giustificare la legge del più forte.
Noi dovremmo comportarci con gli animali come vorremmo che gli altri si
comportassero nei nostri riguardi. Se ci comportiamo da tiranni verso chi
consideriamo più in basso, come possiamo sperare nell’aiuto di chi sta
più in alto di noi?
“L’uomo è superiore agli
animali"
La specie umana è la sola che uccide o causa dolore, per il solo piacere
di farlo, è la sola specie che schiavizza un’altra specie a suo
vantaggio. Se è l’intelligenza a rendere l’uomo superiore allora un
computer, più di un essere umano, ha diritto al rispetto e alla vita. La
vera superiorità sta solo nel bene che si può compiere, nella
disposizione a condividere la condizione dell’altro, nella volontà di
amare, non solo l’uomo, ma ogni essere vivente, nel capire che tutte le
cose sono intimamente legate, come note della stessa sinfonia. L’uomo
non è superiore agli animali, è solo diverso. Sono note le capacità
extrasensoriali di molti animali, che non tutte le persone riescono
ad avere, anche se dotate. Ammirevoli sono le dighe dei castori, vere e
proprie opere di ingegneria le tele dei ragni tessitori, per non parlare
delle organizzazioni sociali delle api o delle formiche. L’animale a
differenza dell’uomo non fa guerre, non schiavizza i suoi simili, non si
droga, non uccide i suoi figli con l’aborto, non viviseziona altri
animali, non devasta la natura. L’uomo è capace di grandi crimini come
di azioni lodevoli, ma i primi gli animali non li compiono, mentre dei
secondi è piena la cronaca e la storia dell’uomo. E’ forse
l’intelligenza a rendere l’essere umano una creatura speciale e quindi
con un’anima? Aristotele, Leonardo da Vinci, Einstein all’età di un
anno non avevano pensieri più sublimi di quelli di un cane. I primati
antropoidi dimostrano relazioni filogenetiche con l’intelligenza umana
uguali a quelle di un bambino di due anni: queste capacità sono assenti
in bambini autistici. Questi ultimi, come i cerebrolesi, i comatosi e,
tutti coloro che non sono più in grado di ragionare, forse, sarebbero
privi di anima perché intellettualmente poco dotati? Non vi sono esseri
superiori o inferiori, ma diversi gli uni dagli altri, che si integrano e
si compensano. Nel pianeta, se sparissero gli insetti non sarebbe meno
grave della scomparsa della specie umana.
“Gli animali non capiscono, non
soffrono”
E’ la stessa assurda convinzione sostenuta per millenni nei confronti
degli schiavi. Affermare che gli animali non siano in grado di percepire
il dolore, l’angoscia della morte, la sofferenza emozionale significa
negare la realtà della vita. In crudeli ed inutili esperimenti è stato
dimostrato più volte la soglia di dolore, non solo degli animali, ma
anche della pianta, per il semplice fatto che la percezione del dolore
serve a spingere ogni essere vivente a fuggire la morte e a conservare se
stesso, altrimenti la vita si spegnerebbe nell’universo. L’adrenalina
accumulata dall’animale durante la macellazione è un dato
scientificamente dimostrato. In altri esperimenti è stata dimostrata la
sorprendente capacità di molti animali a compiere operazioni complesse.
L’intelligenza manifestata è pari a quella di un bambino di 2-4-6 anni.
Gli animali sono creature semplici: si lasciano docilmente condurre al
patibolo, perché non riescono a capire, al pari dei bambini, che
l’essere umano, animale non predatore, possa essere così crudele da
volere la loro morte. Le urla di terrore degli animali durante la
macellazione, il loro tremore e spesso il loro pianto disperato, pesano
come macigni sulla coscienza collettiva. Ma gli uomini preferiscono
ignorare le somiglianze con gli animali, per paura di dover concedere loro
dei diritti e dover, quindi, rinunciare al loro sfruttamento e al
“vantaggio” che ne deriva sotto l’aspetto economico e alimentare.
“Anche gli animali si aggrediscono
tra di loro”
L’uomo giustifica la violenza a danno degli animali perché questi si
aggrediscono tra di loro. E’ come se la razza bianca giustificasse i
suoi massacri a danno dei neri, per il fatto che questi siano soliti
aggredirsi tra di loro. L’uomo usa violenza agli animali, li uccide per
mangiarne il corpo perché si sente superiore, ma si comporta peggio degli
stessi, dal momento che non agisce per necessità di sostentamento, a
differenza degli animali che si aggrediscono solo per necessità di
sopravvivenza. Se un uomo giustifica la violenza in se, allora deve
accettare di buon grado qualunque sopruso che gli venga inflitto da chi è
più forte di lui. L’animale è una creatura semplice e fugge
spontaneamente ogni pericolo e se avesse l’abbondanza del cibo di cui
dispone l’essere umano non sprecherebbe energie inutili.
“Gli animali sono fatti per
l’uomo”
Secondo la cultura cattolica occidentale gli animali sono stati creati da
Dio per le necessità dell’uomo. Questa concezione, però, non trova
giustificazione né sul piano della logica, né su quella della giustizia
divina. Infatti se l’uomo fosse stato destinato a cibarsi di carne il
Padreterno lo avrebbe dotato degli attributi naturali adatti a rincorrere,
arpionare, azzannare l’animale, mentre la mancanza di artigli e di
dentatura, adatta a dilaniare la carne, nonché di uno stomaco con forti
succhi gastrici e di un intestino ben 4 volte più lungo che nei
carnivori, dimostra chiaramente che l‘essere umano non è stato
strutturato anatomicamente a mangiare carni, ma frutta e vegetali, come i
primati frugivori-folivoli al cui ordine l’uomo appartiene. Inoltre, la
spontanea repulsione alla vista del sangue e alla violenza, la mancanza di
quella necessaria indifferenza nel divorare parti sanguinolente e
palpitanti di un animale ancora vivo, lascia supporre che l’essere umano
non sia stato creato per nutrirsi di cadaveri. Come nasce dunque l’idea,
più o meno diffusa, che gli animali siano “fatti per l’uomo”? La
maggior parte della gente (che disattende la prescrizione ad essere
vegetariani data da Dio all’uomo prima del peccato originale, Gen. 1,29)
preferisce trarre le sue motivazioni da Gen. 9,3 in cui il Signore dopo il
Diluvio, e dopo 10 generazioni di vegetariani, da Adamo a Noè, consente
all’uomo di mangiare anche la carne: Si legge infatti: “Quanto si
muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo come già vi diedi
le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il
suo sangue”. A parte che risulta impossibile eliminare il sangue dai
capillari, mangiare la carne significa accettare la condizione di
ribellione al patto con Dio non quella originale prima del Peccato che
Cristo, nuovo Adamo, è venuto a ripristinare. E ancora in Gen. 2,18 Dio
crea gli animali non come schiavi, né tanto meno come oggetti a
disposizione dell’uomo, ma come compagni di vita. “Non è bene che
l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia SIMILE. Allora il
Signore plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e le condusse
all’uomo per vedere come le avrebbe chiamate”. In questo contesto
viene usata la parola “BARA’”, cioè creazione diretta, sia per la
creazione dell’uomo, che per gli animali e la parola “NEFESCH”, per
indicare l’unico spirito che viene infuso sia negli uomini che negli
animali. La licenza a mangiare anche la carne viene data temporaneamente
ai sopravvissuti dell’Arca finché la terra restò coperta dalle acque,
cioè per 150 giorni. E in effetti sarebbe un controsenso per un Dio buono
e giusto legittimare l’uso di alimenti carnei, e quindi l’uccisione di
creature innocenti, in un contesto in cui l’uomo può nutrirsi senza
spargimento di sangue. Infatti più volte Dio, per voce del profeta,
ribadisce: “Voglio misericordia non sacrifici”.
“Gli animali non hanno un’anima”
L’idea che gli animali non siano dotati di anima viene principalmente
dai riferimenti biblici dove il sostantivo pneuma è usato
indifferentemente, per indicare lo spirito degli uomini, come quello degli
animali. In Ecclesiaste 3,18-21 si legge:”C’è un soffio vitale per
tutti”. Ed in Sap.II 23-26: “Poiché il tuo spirito incorruttibile è
in tutte le cose.” E ancora in Gb.12,7-10: “Egli ha in mano l’anima
di ogni vivente ed il soffio di ogni carne umana”. “La sorte degli
uomini e quella degli animali è la stessa. C’è un solo soffio vitale
per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie perché
tutto è vanità”: Eccl. 3,18-21 .“Ecco, l’ippopotamo che io ho
creato al pari di te mangia l’erba come il bue”: 40, 15. “Se Egli
richiamasse il suo spirito e a se ritornasse il suo soffio ogni carne
morirebbe all’istante”: Gb. 34,14. “Lo spirito del Signore riempie
l’universo”: Sap. 1,7. “Dio, Dio degli spiriti di ogni essere
vivente”: Num. 16,22. “La terra è piena delle tue creature, mandi il
tuo Spirito sono create e rinnovi la faccia della terra”: Sal.
103,24-30. Nel seno della cristianità il problema dell’anima degli
animali viene ripreso da molti Santi, tra questi, S. Bernardo,che chiama
“spirito” l’anima degli animali. Anche S. Giovanni Crisostomo parla
dell’immortalità dell’anima degli animali, mentre S. Giustino afferma
che l’anima dell’uomo appartiene alla stessa natura di quella del
cavallo e dell’asino. D'altronde come potrebbe essere diversamente? Ma
per quale motivo il Padreterno non avrebbe dovuto dare un’anima anche
agli animali, dal momento che con un suo “fiat” può creare dal nulla
una galassia? Anche il più egoista e crudele dei mortali non negherebbe
la gioia ad una sua creatura (che non ha chiesto di esistere), soprattutto
quando questa ha sempre sofferto ingiustamente ed a lui non costa niente
darle conforto. Diceva Montaigne : “La presunzione è la nostra malattia
originaria. La più calamitosa e la più fragile delle creature è la più
orgogliosa. E’ per vanità che egli si uguaglia a Dio, si attribuisce
prerogative divine e separa se stesso dalla folla dei viventi”. Se
l’anima dell’animale non perisce con la morte del corpo è probabile
che nell’aldilà ritroveremo gli animali a cui siamo stati affezionati
in questa vita. Ma i macellai, i vivisettori, i cacciatori, i pellicciai,
i pescatori, ognuno che mangia la carne ecc. potrebbero anche incontrare
le anime degli animali che hanno ucciso. Ma se nulla dell’animale
sopravvive dopo la morte fisica come spiegare i molti miracoli operati dai
Santi in più parti del mondo che ridanno la vita ad animali già morti?
S. Patrizio di Irlanda resuscita vari animali e gli stessi Bollandisti
(gesuiti) riportano numerosi episodi di animali resuscitati dai Santi.
Padre Buragny, un agiografo del 17° secolo ne parla a proposito delle
starne resuscitate da S. Zeno. S. Isidoro di Spagna resuscitò dalla morte
il cavallo del suo padrone. S. Nicolò da Tolentino restituì alla vita
una pernice. S. Francesco recuperò dalla brace ardente di un forno, il
corpo di un agnellino e lo stesso fece con dei pesci bolliti, facendoli
nuotare nella loro salsa. Inoltre S. Silvestro, S. Francesco da Paola.
Severino di Cracovia ed altri, tutti citati negli scritti dei Bollandisti.
Insomma l’anima ce l’hanno tutte le creature o non ce l’ha nessuna,
perché così è logico e giusto.
“La Chiesa cattolica afferma che gli
animali sono fatti per essere mangiati dall’uomo”
Chiunque s’intenerisce alla vista di un coniglietto, un agnellino, un
pulcino. Le persone si accostano con spontanea tenerezza agli animali,
cercano di accarezzarli e nessuna persona dotata di sensibilità avrebbe
mai il coraggio di uccidere un animale, per mangiarlo, perché sente
avversione all’idea del sangue e della sofferenza, sente compassione e
fugge alla vista della sua uccisione, intuendo che questo è un fatto
brutale, ingiusto. Ma la gente, nonostante riconosca l’ingiustizia
dell’uccisione di un animale, si rassegna ipocritamente alla realtà dei
fatti, con profonda ed egoista incoerenza. La gente mette a tacere la
coscienza trovando giustificazione nella religione cristiana che
legittima, giustifica, anzi sprona ad uccidere e mangiare la carne degli
animali. Mentre è considerato grave affondare la lama di un coltello nel
ventre di un uomo, la stessa azione su un vitello è cosa voluta da Dio.
Spezzare la spina dorsale ad un uomo è un’azione crudele, ma spezzare
la spina dorsale ad una volpe per prenderne la pelliccia è legittimata
dalla Chiesa cattolica. Cucire le palpebre ad un bambino appena nato per
sperimentare lo sviluppo dei sensi alternativi è un fatto mostruoso, ma
se la stessa cosa fatta ad un cucciolo di cane è auspicata dalla Chiesa
cattolica. Se gli animali sono stati creati per i benefici dell’uomo e
tutto questo è voluto da Dio, allora il Dio dei Cristiani non è un Dio
d’amore e di misericordia, ma un Dio sanguinario e crudele, indifferente
alla sofferenza delle sue stesse creature. Il prete diviene in questo modo
non il tutore della virtù, non il difensore della compassione, ma il
fautore della violenza, dell’insensibilità verso il dolore altrui e del
disprezzo di tutto ciò che non è essere umano: questo preclude lo
sviluppo della sfera morale e spirituale e inclina l’uomo ad accettare e
convivere con l’idea della sottomissione del più debole al più porte,
del fine che giustifica i mezzi. Se da una parte nel cristianesimo vi è
il seme di un amore più grande, quello di pregare per i propri nemici
(anche se questo concetto era già presente nel pensiero di Krishna 3000
anni a. C., dall’altro vi s